venerdì, 4 dicembre 2020
Medinews
9 Dicembre 2002

TRATTAMENTO DELL’ANEMIA E DELLA FATIGUE DA TUMORI

 L’anemia ha un profondo impatto sulla qualità di vita dei pazienti e sta aumentando la consapevolezza che questo fattore possa essere critico per la sopravvivenza dei pazienti oncologici.
 L’anemia rappresenta il motivo più comune per ritardare o ridurre la dose del trattamento chemioterapico. Dato che la riduzione della dose di chemioterapici può causare fino ad un 10% di differenza nella sopravvivenza rispetto a pazienti trattati con dosi ottimali, si può ipotizzare che la prevenzione dell’anemia possa migliorare la prognosi da tumore consentendo un trattamento chemioterapico a dosi piene.

Per questi motivi gli studi sui rimedi da utilizzare per l’anemia oncologica-correlata sono stati numerosi e si sono intensificati negli ultimi anni con l’aumentare della sopravvivenza ai tumori. Ultimamemente la ricerca in questo campo dell’oncologia ha conseguito risultati rilevanti sotto il profilo della guaribilità della ‘fatigue’.

Storia del trattamento
Fino ai primi anni ’80 la correzione dell’anemia con livelli di emoglobina inferiori a 10 g/dl era effettuata tramite le trasfusioni di sangue. Tuttavia i rischi di trasmissione dei virus dell’immunodeficienza acquisita (AIDS) e dell’epatite hanno indotto a riservare questa pratica ai soli casi gravi, in cui i valori di emoglobina si aggiravano intorno ai 7-8 g/dl, trascurando la grande maggioranza dei pazienti con anemia di grado lieve-moderato (emoglobina tra 8 e 12 g/dl).
Da più di un decennio l’anemia viene trattata con una sostanza prodotta normalmente dal nostro organismo, ma la cui produzione è scarsa in caso di tumore: l’eritropoietina. Secondo gli ultimi studi, nel 70% dei casi la correzione dell’anemia mediante l’utilizzo dell’eritropoietina umana ricombinante (epoetina alfa) porta alla diminuzione fino alla scomparsa dei sintomi di fatigue. La correzione dell’anemia e l’annullamento della fatigue, oltre al sollievo immediato delle condizioni del paziente determina anche un miglioramento significativo della qualità di vita.
La prima generazione di eritropoietina utilizzata in terapia per contrastare l’anemia causata da chemioterapici al posto delle trasfusioni è rappresentata dalla eitropoietina ricombinante umana (rHuEPO) disponibile dal 1991: da allora più di 3 milioni di pazienti sono stati trattati con questo tipo di farmaci, dimostrandone così l’alto profilo di sicurezza.

Un nuovo strumento per combattere la fatigue
Una nuova molecola per rimediare la condizione clinica dell’anemia e della fatigue arriverà in Italia a marzo 2003: si tratta della darbopoietina alpha (Anaresp®) che ha dimostrato – com’è stato affermato alll’ultimo congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) tenutosi a Nizza l’ottobre scorso – di correggere rapidamente l’anemia e ridurre del 50% la necessità di trasfusioni. La darbopoietina alpha aumenta infatti la produzione interna al nostro organismo dei globuli rossi e ha un’azione più prolungata ed un’attività più potente dell’eritropoietina finora utuilizzata. Per queste caratteristiche è sufficiente un’unica somministrazione a settimana, anche se gli studi indicano che data al sua notevole efficacia si può somministare anche solo una volta ogni 3 o 4 settimane, in modo sincronizzato con il ciclo di chemioterapia, con vantaggi importanti in termini di aumentata convenienza sia per il paziente che per il personale sanitario, ed una non trascurabile possibile riduzione del costi per la gestione sanitaria dell’anemia. La darbopoietina alpha è ben tollerata ed ha un elevato profilo di sicurezza. Secondo i dati preliminari potrebbe ridurre la durata dell’ospedalizzazione e migliorare la prognosi. Le proprietà migliori della darbopoietina alpha rispetto alla eitropoietina ricombinante umana si devono principalmente alla presenza nella molecola di una quantià maggiore di carboidrati contenenti aciso sialico.

Gli altri strumenti
Altri interventi che possono alleviare la fatigue sono: un regime nutrizionale appropriato, supplementi vitaminici e minerali, medicamenti antidepressivi e ansiolitici, modificazioni dello stile di vita, counselling psicologico.
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