martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
9 Dicembre 2002

SINTESI DELL’INTERVENTODEL PROF. GIOVANNI BERNARDO

La relazione dell’oncologo con il malato: la percezione della malattia da parte del paziente e del medico
Purtroppo l’anemia e la ‘fatigue’ sono due condizioni cliniche assai poco conosciute, sia dai medici che dai malati di tumore. In genere i pazienti riferiscono una sensazione di spossatezza estrema ma la imputano al tumore, facendosene in qualche modo una ragione. D’altro canto i medici, e in particolare gli oncologi, non sembrano aver compreso che la fatigue è un sintomo di sofferenza per quasi tutti i pazienti e che i malati mettono in testa, perfino prima del dolore, fino a qualche anno fa giustamente il nemico numero uno da battere.

I nuovi modelli di gestione dell’assistenza oncologica (il Dipartimento) e il trattamento della fatigue
L’organizzazione oncologica in grado di garantire il massimo livello di assistenza – quella che oltre all’ottimizzazione delle diagnosi e dei processi terapeutici prevede le cure palliative, il trattamento della fatigue, dell’anemia e di tutta la sintomatologia tumorale, anche quella che rientra nei moderni compiti dell’assistenza domiciliare integrata – è rappresentata dal Dipartimento oncologico. Questa struttura, di cui da più parti si invoca l’attivazione effettiva, ha come finalità principali quelle di integrare le attività delle varie Unità operative all’interno delle strutture oncologiche e di pianificare e ottimizzare l’impiego delle risorse umane, strumentali e farmaceutiche. Si tratta di passare nel più breve tempo possibile ad un nuovo modello di assistenza oncologica finalizzato alle richieste che in primo luogo vengono da chi ha il diritto di cura.

Il complesso rapporto tra paziente, oncologo, medico di medicina generale
Per portare a conoscenza il problema dell’affaticamento, ma soprattutto per stabilire una terapia corretta, è importante che le persone colpite da tumore annotino su un diario tutte le manifestazioni della ‘fatigue’ e ne riferiscano al proprio medico di famiglia che deciderà poi insieme all’oncologo la terapia da intraprendere per la cura di ‘fatigue’ e anemia; tenendo sempre presente ciò che disse James Herrick, il medico che per primo descrisse l’anemia: ‘su questa patologia il dottore può imparare di più dal modo in cui il paziente racconta la storia dei suoi malanni che dalla storia stessa della malattia’.

IL PROF. GIOVANNI BERNARDO E’ MEMBRO DELLA GIUNTA ESECUTIVA DELL’AIOM
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