Medinews
9 Dicembre 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. PAOLO PRONZATO

La sintomatologia Tumorale
I sintomi collegati alla presenza di una neoplasia sono molteplici: giustamente, molta attenzione è sempre stata portata al dolore (per il quale ancora molto bisogna fare soprattutto per la diffusione di terapie appropriate e semplici); tuttavia, altri sintomi devono essere egualmente curati. Sulla base di recenti indagini i pazienti considerano la Fatigue come il sintomo principale. Gli Oncologi Medici vengono oggi preparati anche ad affrontare questo importante aspetto dell’oncologia: la palliazione.

La valutazione della fatigue e la Qualità di Vita: le scale QoL
Anche studi recenti dimostrano che la percezione del medico è differente da quella del paziente a proposito della presenza e dell’entità di sintomi: in molti studi clinici pur di ottimo livello ci si limita a registrare tossicità e sintomi per come vengono rilevati dal medico; ma oggi sembra preferibile (e ciò è riconosciuto anche dagli Organismi regolatori che approvano la registrazione dei farmaci) guardare alla valutazione che il paziente stesso dà della propria condizione (la Qualità di Vita appunto).
Perciò negli studi clinci vengono applicati questionari sviluppati negli anni ottanta in Nord-America e in Europa e tradotti in molte lingue (ad esempio,EORTC: European Organization of Research on Treatment of Cancer; FACT: Functional Assessment of Cancer Therapy).

I risultati degli studi clinici e la letteratura scientifica
Negli ultimi anni la valutazione della Qualità di Vita è diventato un parametro di studio in oncologia al pari degli usuali parametri oggettivi (Regressione dimensionale, Sopravvivenza, ecc.). L’American Society of Clinical Oncology (ASCO) ha invitato i ricercatori clinici a considerare i cosiddetti Tumor Outcomes (Risultati correlati al tumore come la regressione del tumore stesso o dei suoi marcatori) dai cosiddetti Patient Outcomes (sostanzialmente la quantità e la qualità della vita).

I livelli di anemia e i nuovi criteri di cura
In mancanza di presidi terapeutici diversi dalle trasfusioni di sangue (non sempre disponibili e non esenti da rischi) il medico ha sempre preso in considerazione solo l’anemia importante. L’attenzione si è ora spostata su livelli di anemia più moderati e sulla possibilità di prevenire l’insorgenza dell’anemia soprattutto grazie alla disponibilità dell’Eritropoietina, il fattore specifico di crescita per i precursori dei globuli rossi. Recentemente ho presentato al Congresso Europeo di Oncologia Medica uno studio che dimostra come l’applicazione precoce (per livelli di Emoglobina poco sotto la normalità) dell’Eritropoietina in pazienti con carcinoma mammario sotto chemioterapia risulti in un significativo miglioramento della Qualità di Vita.
Le Società Americane di Ematologia ed Oncologia hanno fissato recentemente criteri di impiego dell’Eritropietina anche in relazione al rapporto costi/benefici: ciò dovrebbe comportare una maggiore attenzione per questi problemi da parte di tutti i clinici.

Il meccanismo d’azione dei nuovi farmaci per la cura dell’anemia
La tecnologia del DNA ricombinante è stata utilizzata per sintetizzare nuovi analoghi dell’Eritropoietina con un aumentato contenuto di acido sialico ed è ora disponibile la Darbepoetina, che in modelli sperimentali ha mostrato una emivita più lunga e una più grande attività biologica. Il farmaco rappresenta una nuova opportunità per medici e pazienti e merita di essere ulteriormente studiato in ordine anche alla facilità di somministrazione e alla rapidità di azione. In alcuni studi specificamente disegnati Darbopetina migliora la Qualurà di Vita e specificamente la Fatigue.

IL PROF. PAOLO PRONZATO E’ DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DI ONCOLOGIA DELL’OSPEDALE S. ANDREA DI LA SPEZIA
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