sabato, 18 settembre 2021
Medinews
9 Ottobre 2002

LE TERAPIE DEL CANCRO

Le tre principali modalità di trattamento oncologico sono rappresentate dalla chemioterapia, dalla chirurgia e dalla radioterapia; meno frequentemente, anche se in alcuni casi rappresentano la terapia di prima scelta, vengono utilizzate l’ormonoterapia e l’immunoterapia.

CHIRURGIA
Viene utilizzata per rimuovere tumori solidi localizzati che non invadono organi vitali, e viene solitamente effettuata mediante resezione della massa tumorale e di una parte del tessuto sano circostante; idealmente, dovrebbe portare alla resezione completa del tumore, ma non sempre ciò è possibile e si ricorre pertanto al cosiddetto “debulking”, cioè una resezione parziale, con lo scopo sia di agire sul dolore che di facilitare o aumentare l’efficacia di altre terapie.

CHEMIOTERAPIA
Impiega uno o più farmaci non ormonali, che agiscono distruggendo direttamente le cellule tumorali. Gli agenti chemioterapici sono per la maggior parte dei citotossici ed esercitano il loro effetto farmacologico interferendo con la sintesi o la funzione del materiale genetico all’interno delle cellule, arrivando a distruggerle direttamente o ad impedirne la replicazione.
I chemioterapici sono generalmente più tossici per le cellule in fase di replicazione e le cellule tumorali, che si riproducono più rapidamente rispetto alle cellule normali, sono più sensibili all’azione di questi farmaci.
Gli schemi chemioterapici solitamente consistono in un certo numero di cicli di uno o più farmaci e ciascun ciclo viene ripetuto ad intervalli regolari, per consentire al paziente il recupero dagli effetti tossici causati dai farmaci.

RADIOTERAPIA
Distrugge il tumore andando a danneggiare il DNA delle cellule cancerose; anche in questo caso, le cellule tumorali in rapida proliferazione sono particolarmente sensibili alle radiazioni ionizzanti: raggi X, raggi gamma e neutroni sono comunemente impiegati nel trattamento di tumori della mammella, della prostata, del polmone o nei linfomi.

ORMONOTERAPIA
Come per i tessuti normali, anche la proliferazione delle cellule maligne in alcuni casi, come nel tumore della mammella, della prostata o dell’endometrio, è accelerata dalla presenza di alcuni ormoni. Gli ormoni esercitano il loro effetto sulla crescita tumorale interagendo su specifici recettori, situati sulla superficie o all’interno delle cellule; i farmaci che bloccano questi recettori impediscono la stimolazione ormonale e prevengono la proliferazione delle cellule neoplastiche, riducendo la crescita della massa tumorale.

TOSSICITA’ DELLA CHEMIOTERAPIA
Gli agenti chemioterapici distruggono efficacemente le cellule tumorali poiché interferiscono con la sintesi o le funzioni di DNA e RNA; tuttavia, analogamente alle cellule neoplastiche, anche le cellule di alcuni tessuti ed organi normali si dividono rapidamente, e sono pertanto predisposte ad essere danneggiate dalla chemioterapia; è il caso in particolare delle cellule dell’epitelio della mucosa orale e gastrointestinale, le cellule dei follicoli piliferi, della cute e le cellule del midollo emopoietico (dov’è prodotto il sangue).
Le manifestazioni tossiche della chemioterapia rappresentano uno dei più importanti problemi clinici sia per il medico che per il paziente e una delle ragioni principali di interruzione della chemioterapia. Il grado di tossicità varia da individuo ad individuo, ed è influenzato dall’età, dallo stato di salute generale e dalla risposta individuale.
I quattro tipi di tossicità più comuni e clinicamente significativi causati da agenti chemioterapici sono la mielosoppressione (neutropenia), la tossicità gastrointestinale, la neurotossicità e la nefrotossicità.

CHEMIOTERAPIA A DOSAGGIO ELEVATO
La chemioterapia può risultare inefficace a causa della presenza di cellule tumorali resistenti; in questi casi si può incrementare la dose di chemioterapia per superare la resistenza del tumore e sradicare tutte le cellule chemio-sensibili. E’ stato ipotizzato che l’incremento dell’intensità di dose di un regime chemioterapico diminuisca la probabilità che si verifichi una resistenza e che questo trattamento per un periodo relativamente breve costituisca la migliore opzione quando l’obiettivo è la cura, mentre un’intensità di dosaggio inferiore per lunghi periodi è preferibile per i pazienti sottoposti a trattamento a scopo palliativo. L’intensificazione del dosaggio di solito causa maggiore tossicità.
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