sabato, 28 novembre 2020
Medinews
9 Dicembre 2002

GLI ULTIMI STUDI SULLA FATIGUE

Al passo con l’aumento dei livelli di emoglobina (fino ad 1.87 g/dl), i pazienti hanno riportato una riduzione della ‘fatigue’ ed un miglioramento di benessere fisico dopo 12 settimane di trattamento. Un ulteriore studio ha suggerito che questa molecola possa essere somministrata ogni 3-4 settimane, e quindi sincronizzata con i cicli di chemioterapia, al contrario dell’eritropoietina ricombinante.
L’anemia ha un profondo impatto sulla qualita’ di vita dei pazienti e sta aumentando la consapevolezza che questo fattore possa essere critico per la sopravvivenza dei pazienti oncologici.
Un’acquisizione recente è che la ‘fatigue’ insorge anche per un’anemia lieve (emoglobina 10/12 mg/dl), fino ad oggi considerata clinicamente ininfluente e quindi quasi mai trattata, come appunto dimostrano i dati presentati all’ESMO.
Ma ora che la sopravvivenza è in aumento e nausea e dolore vengono trattati adeguatamente, gli oncologi si rivolgono al controllo della ‘fatigue’ e degli altri sintomi. Anche perché questa ha notevoli influenze negative sull’asuzione completa della chemioterapia. E siccome è dato certo che la guarigione dal tumore si ottiene solo se la chemioterapia viene assunta secondo le dosi e gli schemi ottimali, i medici hanno oggi uno strumento in più per ottenere dai pazienti che la terapia sia ben accetta e non comprometta una buona qualità di vita.
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