venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
9 Dicembre 2002

DIECI DOMANDE SULLA FATIGUE

2. Quando compare?
Nel 70% dei casi la ‘fatigue’ compare immediatamente dopo l’inizio dei trattamenti anti-tumorali, nel 30% di questi anche prima dell’inizio della terapia. Ciò sembra essere dovuto alla componente psicologica della malattia.

3. Come si manifesta?
I sintomi della fatigue correlata al cancro includono non soltanto il sentirsi stanchi (deboli, esausti, esauriti, distrutti) ma anche dolori alle gambe, difficoltà a salire le scale o a camminare per brevi tratti, respiro corto dopo una leggera attività, disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), difficoltà a compiere normali attività, cucinare, pulire, fare una doccia, rifare il letto. I pazienti con fatigue possono inoltre avere difficoltà di attenzione e di concentrazione: per esempio, difficoltà a leggere, a guardare la televisione o nel prendere semplici decisioni.

4. Quali sono le cause?
La fatigue è causata da patologie correlate e contingenti (anemia), fenomeni fisiologici (nausea, vomito, mancanza di sonno, eccessiva inattività), fattori psicologici (variazioni del tono dell’umore) e psichiatrici (ansia, depressione) che contribuiscono allo sviluppo e al mantenimento della fatigue.

5. Quanto dura?
Una ricerca mirata ha evidenziato che nel 33% dei pazienti oncologici la durata dei sintomi della fatigue (affaticamento, debolezza) è superiore alle due settimane. Dallo stesso studio è emerso che la fatigue ha maggior durata se confrontata con il dolore, la nausea o la depressione, che in genere sono le manifestazioni più considerate e oggetto di trattamento specifico.

6. Quanto è importante il problema della fatigue?
Secondo le indagini epidemiologiche più recenti, per il 61% dei pazienti oncologici i disturbi correlati alla fatigue sono quelli che compromettono maggiormente la qualità di vita, più dei sintomi tradizionalmente riconosciuti correlati al cancro e alle terapie, e cioè nausea, depressione e dolore. A risultare più compromessi sono la capacità lavorativa, il benessere fisico ed emotivo ed i rapporti con i familiari, con conseguenze negative sulle attività sociali e sul ritmo di vita.

7. Qual è la relazione tra fatigue e tumore?
L’effetto più importante della fatigue è che può limitare il numero di cicli di chemioterapia ai quali i pazienti possono essere sottoposti, e questo può a sua volta limitare l’efficacia dei trattamenti. Inoltre, anche molto tempo dopo la fine di ogni trattamento chemioterapico, per alcuni pazienti curare la fatigue correlata al cancro è importante quanto la cura della malattia.

8. Qual è l’impatto psicologico?
La fatigue può generare nei pazienti un sentimento di bassa autostima e di frustrazione, che spesso possono dare luogo a perdita della capacità di provare speranza e a sentimenti di disperazione. Questo determina un impatto negativo su tutte le dimensioni della vita quotidiana: familiare, delle amicizie e dell’ambiente di lavoro.

9. E’ importante parlarne con il proprio medico?
E’ fondamentale, perché il medico in questo modo può intervenire sulle cause e correggerle. Per la valutazione della fatigue oggi è anche disponibile un questionario, denominato “Fact-an”, gestibile facilmente sia dal medico che dall’infermiere.

10. Com’era affrontato un tempo il problema della fatigue e cosa invece si può fare oggi?
L’anemia può rappresentare un importante fattore nello sviluppo della fatigue. Anni fa la correzione dell’anemia, che è alla base della fatigue, era quasi unicamente effettuata tramite le trasfusioni di sangue, che rischiavano però di peggiorare le difese immunitarie contro il tumore. Oggi che la trasfusione viene impiegata solo in casi gravi, è invece possibile trattare l’anemia con una sostanza, l’eritropoietina, prodotta normalmente dal nostro corpo, ma la cui concentrazione è scarsa nei malati di tumore. Le ultime ricerche indicano che la correzione dell’anemia mediante l’utilizzo di eritropoietina umana ricombinante (epoetina alfa) porta spesso alla diminuzione fino alla scomparsa della fatigue.
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