mercoledì, 14 aprile 2021
Medinews
9 Dicembre 2002

COMUNICATO STAMPAUn corso dell’AIOM sulla condizione delle persone colpite da cancroTUMORI, ATTENZIONE AD ANEMIA E FATIGUE“I PAZIENTI DEBILITATI RISCHIANO DI GETTARE LA SPUGNA”

E’ l’anemia, causata dal cancro e dai trattamenti, che provoca affaticamento o ‘fatigue’, vale a dire crollo dell’energia, delle motivazioni e difficoltà a seguire scrupolosamente il trattamento proprio quando il paziente ne avrebbe più bisogno, abbassando del 10% la probabilità di sconfiggere il male. L’allarme e i dati arrivano dal 1° corso sulla qualità di vita del malato di cancro organizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) tenutosi oggi a Roma per informare l’opinione pubblica su un problema trascurato dai pazienti ma anche dai medici. “Iniziative come queste dovrebbero moltiplicarsi – ha affermato Francesco Cognetti, presidente AIOM – Se vogliamo davvero offrire un supporto continuo ai pazienti, non solo dobbiamo seguirli nella terapia antitumorale ospedaliera ma dobbiamo essere in grado di fornire loro anche consigli utili su come affrontare il cancro tra le mura domestiche, perché anche quando subentrano anemia e ‘fatigue’ non ci si deve arrendere. E’ indispensabile inoltre parlarne di più perché è dimostrato da ampi studi che nella percezione dei pazienti l’affaticamento supera dolore, nausea e vomito, sintomi ormai sotto controllo”.
“Dopo aver contribuito a far crollare lo stigma dell’inguaribilità – ha aggiunto il segretario dell’AIOM, Francesco Di Costanzo – gli oncologi italiani sono ora impegnati a svelare quello dell’impossibilità a seguire tutta la terapia, affinché i malati non siano vittime della paura di chiedere aiuto, di apparire dei ‘cattivi malati’ e sappiano invece che possono contare sui loro medici”.
La fatigue, spiegano gli oncologi, non è semplicemente un insieme di sintomi da affaticamento, come l’astenia semplice, ma una malattia nella malattia che affligge quasi la totalità (82%) dei malati di tumore, sia nel corso dei cicli di chemioterapia che alla fine del trattamento e può riaffacciarsi anche a distanza di anni dalla guarigione. La sua base è organica, “causata principalmente dall’anemia indotta dai farmaci antitumorali – spiega Paolo Pronzato, direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale S. Andrea di La Spezia e uno dei maggiori esperti italiani di ‘fatigue’ –, condizione clinica responsabile anche della pesante compromissione dello stato psichico che mina fortemente le motivazioni alla guarigione. Ma oggi si può curare con un farmaco molto utile e che soprattutto non ha nessuna interferenza con il già pesante carico di chemioterepici a cui è costretto il malato; si tratta dell’eritropoietina di cui a marzo arriverà in Italia una nuova formulazione più efficace e più facile da somministrare. Questa sostanza ha un significativo effetto sulla qualità di vita del malato di tumore che migliora distintamente, contribuendo così all’aderenza alla terapia antitumorale e quindi indirettamente alla vittoria contro il tumore”.
“Per questo – ha aggiunto il prof. Giovanni Bernardo dell’AIOM – è importante che i pazienti annotino su un diario tutte le manifestazioni della fatigue e ne riferiscano al proprio medico di famiglia, che deciderà poi con l’oncologo la terapia da intraprendere per la cura di fatigue e anemia; ricordando che, come disse James Herrick, il medico che per primo descrisse l’anemia, ‘su questa patologia il dottore può imparare di più dal modo in cui il paziente racconta la storia dei suoi malanni che dalla storia stessa della malattia”.
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