martedì, 4 agosto 2020
Medinews
14 Novembre 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DELLA DR. SSA FLORA DEGRASSI

. Questo atteggiamento lo porta a non prendersi cura dell’essere umano in toto ascoltando i suoi bisogni espressi e inespressi. Probabilmente è solo una forma di difesa nei confronti di una patologia che in qualche modo fa sentire sconfitti sia i malati che coloro che li assistono, medici e familiari. In ogni caso si tratta comunque di un atteggiamento sbagliato che non tiene conto delle esigenze del paziente, che ha bisogno di essere ascoltato e di sentirsi compreso come persona. Da qui l’importanza di un approccio multidisciplinare della malattia che comprenda l’assistenza psicologica. Sarebbe infatti auspicabile che tutti i centri oncologici italiani, al pari dei più attrezzati e di molte strutture all’avanguardia presenti in Europa, potessero contare anche sulla figura di uno psiconcologo, importante riferimento non solo per il malato ma anche per le famiglie e per gli stessi operatori che quotidianamente si trovano a dover affrontare situazioni di forte stress emotivo. Teniamo presente comunque che la persona con metastasi si affida con piena fiducia ai medici che lo hanno in cura, che è capace di affrontare e capire qualsiasi comunicazione, detta con un linguaggio adeguato al suo livello culturale e al suo stato emotivo, purché gli dia speranza di vita. E la speranza viene da qualunque passo in avanti la scienza faccia per allungare ma anche per migliorare la qualità di vita di persone costrette spesso ad un’esistenza incompleta o comunque difficile per le disabilità conseguenti alle metastasi ossee e al dolore. In questo contesto va inserita ogni nuova scoperta in campo farmacologico, come quella di cui oggi stiamo parlando che, oltre ad avere efficacia clinica, consente tempi di somministrazione rapidi, migliorando di conseguenza la qualità della vita. Europa Donna, Forum di Associazioni Italiane che si occupano del tumore della mammella, sente in modo particolare l’esigenza di restituire a tutte le donne che hanno dovuto affrontare questa malattia, il diritto di tornare ad occupare il loro fondamentale ruolo all’interno della famiglia a della società. Anche di fronte al progetto di multidisciplinarietà proposto dai medici oncologi non possiamo quindi che porci con un atteggiamento positivo.
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