giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
14 Novembre 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. DINO AMADORI

Dal punto di vista clinico un’altra grave complicanza è l’ipercalcemia, cioè l’aumento abnorme di calcio nel sangue che, se non trattato tempestivamente e in modo adeguato può compromettere la vita del paziente.
A questo punto entrano in campo le nuove scoperte farmaceutiche. Oggi, grazie ai bisfosfonati di ultima generazione, siamo in grado di riportare entro i limiti i livelli calcio nel sangue nel giro di pochi giorni. I bisfosfonati, inoltre, hanno un ruolo importantissimo anche sotto l’aspetto terapeutico della metastasi vera e propria. Innanzitutto perché alleviano il dolore, il problema più grave da affrontare sia per il paziente che per i medici. In secondo luogo perché sembrano in grado di bloccare il progredire della malattia. Gli studi più recenti tendono a dimostrare, infatti, che questi farmaci, l’acido zoledronico in particolare, interferiscono sulla progressione della malattia con effetti diretti sul tumore. I bisofonati di ultima generazione, inoltre, vengono somministrati in soli 15 minuti contro le due ore richieste in precedenza. Questo migliora ulteriormente la qualità di vita del paziente che non è costretto a trascorrere intere giornate in ospedale. Dal punto di vista di economia sanitaria, infine, la riduzione dei tempi di ospedalizzazione coincide con un risparmio sia in termini di denaro sia di risorse umane che si possono dedicare ad un maggior numero di pazienti.
La qualità di vita del paziente metastatico, a questo punto si può affermare con certezza, sta notevolmente migliorando. Non sono ancora disponibili dati ufficiali sull’aspettativa di vita, però la risoluzione delle complicanze si traduce senza dubbio anche in guadagno di vita. Una vera e propria rivoluzione in un settore dell’oncologia che per molto tempo è rimasto bloccato. Ciò significa che per noi oncologi medici si aprono nuove prospettive nella gestione del paziente con metastasi. Una rivoluzione che deve realizzarsi in primo luogo con l’avvio di un dialogo importante con il malato e i suoi congiunti: è fondamentale che capiscano come oggi grazie ai progressi della ricerca farmacologica possiamo disporre di strumenti nuovi e quindi siano in grado di affrontare la malattia con maggiori stimoli, con maggiore convinzione che è possibile convivere senza i pesanti effetti che minavano drasticamente la qualità di vita.
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