mercoledì, 4 agosto 2021
Medinews
18 Ottobre 2002

LA FATIGUE E IL RUOLO DEL MEDICO DI FAMIGLIA

Un’indagine condotta in un grande reparto di oncologia statunitense, effettuata su medici e pazienti, rivela una dicotomia sconcertante tra la percezione dello specialista e quella del malato. Se si chiede all’oncologo quale sia, secondo lui, il sintomo più invalidante per il proprio paziente, la risposta prevalente è: il dolore. Ma se la stessa domanda viene fatta al malato, non ci sono dubbi: è la fatigue la più citata. Coincidono solo le percentuali di massima citazione nelle due categorie, pari al 61 per cento. Se ne trae una sola conclusione: c’è ancora molto da fare per correggere la comunicazione tra medico e paziente.
Ma ciò che più conta è che il malato esca allo scoperto, parli dei suoi disturbi al medico di famiglia o all’oncologo. Questi devono comprendere che la fatigue non è una malattia immaginaria, ma una condizione che crea estremo disagio
Da due anni a questa parte, finalmente, qualcosa si sta muovendo: la fatigue non è più considerata un semplice insieme di sintomi, ma, a partire dalla decima revisione della International Classification of Disease, la fatigue è oggi internazionalmente considerata una vera patologia correlata al cancro.
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