lunedì, 4 maggio 2026
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8 Giugno 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. IVANO VAVASSORI

L’avvento di alcuni farmaci, come il gruppo degli alfalitici, ha portato a un risultato positivo per una quota di questi pazienti. Si tratta di farmaci che vanno presi per tutta la vita ma che risolvono questi disturbi irritativi-ostruttivi permettendo al paziente di evitare l’intervento.
Le tecniche chirurgiche attualmente in uso nel mondo, e quindi anche in Italia, e definite il gold standard dell’IP sono:
1) la Resezione transuretrale della prostata (TURP). Si tratta di un intervento endoscopico. Attraverso le vie naturali si introducono degli strumenti endoscopici che permettono di ‘fare a fettine’ la prostata. Queste fettine vengono poi evacuate e aspirate con un sistema di aspirazione. La parte di prostata eliminata con questa tecnica è solo la parte adenomatosa, cioè quella cresciuta in seguito allo svilupparsi della malattia. E’ come se si svuotasse un mandarino dalla polpa e si lasciasse la buccia. Questo intervento è il più comune nei reparti di urologia di tutto il mondo e anche in Italia. La TURP, però, ha un tempo di durata che dipende dal volume dell’adenoma ( tanto più grande è la prostata tanto più lungo è il tempo) e causa un certo sanguinamento nel paziente. Inoltre, se l’intervento si protraesse troppo a lungo nel tempo (oltre l’ora e 30), l’utilizzo dei liquidi irriganti e dei materiali necessari all’operazione può risultare dannoso per il paziente. Con la TURP, quindi, è possibile intervenire solamente su prostate che non superano i 50-60 grammi.
2) Per prostate più grandi, invece, non è possibile intervenire per via endoscopica e diventa indispensabile eseguire un intervento chirurgico. La parte adenomatosa, in questo caso, viene tolta o da sopra o attraverso la vescica. Questa operazione comporta l’apertura dell’addome, della vescica o della capsula prostatica e quindi una ferita chirurgica.
Durante il congresso, il prof. Muschter mostra in diretta una nuova tecnica chirurgica detta del ‘Laser ad Holmio’. Si tratta di un tipo di operazione che permette di aggredire la prostata con la stessa tecnica utilizzata per la TURP, cioè riducendola a fettine, con la differenza che, in questo caso, per tagliare il tessuto viene utilizzata una fibra laser. La tecnica non comporta più l’utilizzo del liquido irrigante che, se assorbito, diventa pericoloso. Ciò che si usa è un semplice liquido fisiologico. In secondo luogo permette di incidere senza causare sanguinamento. Con questo sistema, quindi, si possono operare sia le prostate che venivano trattate con la TURP, per avere meno problemi di sanguinamento, sia quelle più grosse che prima venivano aggredite con l’intervento chirurgico.
Questa tecnica ha cominciato a diffondersi in Italia in Germania, in Inghilterra e in Francia a partire dal 2000 ed ora esistono in letteratura dati che confermano la sua efficacia. Con questo congresso si vuole diffondere la conoscenza di questo tipo di intervento in modo uniforme in tutta la nostra nazione. Infatti, ad oggi, i medici di base ma anche gran parte degli urologi ancora non sanno cos’è il ‘Laser ad Holmio’.
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