sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
22 Luglio 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. FRANCESCO COGNETTI

Al di là delle differenza che caratterizzano le strutture del nord, del centro e del sud, sono emersi una serie di dati interessanti che ci hanno consentito di mettere in luce le esigenze degli operatori sanitari e dei pazienti.
Sono molti gli spunti su cui lavorare: il personale, in primo luogo, preparato ma spesso in condizioni di lavoro non adeguate. La maggior parte delle strutture lamentano carenza di dirigenti tanto che medici non strutturati o specializzandi devono farne le veci ricoprendo spesso anche ruoli di segreteria a causa della carenza cronica di personale amministrativo.
Altrettanto carenti risultano i posti letto, 2.5 ogni 100 mila abitanti al sud, 5, il doppio, al nord, mentre tutte le strutture possono contare almeno su un abbozzo di servizio di day hospital. Ma non basta, il Day Hospital rappresenta il nuovo approccio per la cura della malattia oncologica quindi deve essere ben organizzato, facile da gestire per il personale, confortevole per il paziente e soprattutto deve trovare nelle istituzioni il maggior appoggio possibile con rimborsi adeguati alle spese.
Infine le interminabili liste di attesa finite sulle prime pagine dei giornali. Tutte le strutture, tanto al nord quanto al sud lamentano una scarsa informatizzazione dei servizi di segreteria, solo 37 delle 280 strutture intervistate hanno dichiarato di avere un sito internet, un dato che non richiede ulteriori commenti.
Il Piano Oncologico Nazionale licenziato dalla Conferenza Stato Regioni compie una severa analisi di quelli che devono essere i requisiti minimi dell’organizzazione ospedaliera e territoriale ma ciò non è sufficiente, era necessario che gli addetti ai lavori si dessero da fare per fissare linee guida, per indicare un punto di partenza.
Solo così l’autorità centrale potrà fissare degli standard a cui tutte le strutture di oncologia si dovranno adeguare per colmare le lacune esistenti, eliminare il divario fra i servizi offerti al centro-nord e quelli del sud, ridurre le liste di attesa e per consentire ai medici oncologi di lavorare in strutture ben organizzate fornendo prestazioni all’altezza delle loro preparazione.
L’AIOM, infatti, non vuole essere solo il punto di riferimento per i medici oncologi italiani, ma il loro portavoce, un rappresentate capace di confrontarsi con le istituzioni mettendosi al servizio degli operatori sanitari e dei loro pazienti. E con questo lavoro ambizioso, quanto importante, crediamo di aver fornito un valido spunto ai nostri referenti sia nazionali che locali, offrendo le linee guida per la realizzazione di un servizio sanitario pubblico sempre più efficiente e competitivo.
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