giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
22 Luglio 2002

IL LIBRO BIANCO DELL’ONCOLOGIA: “COSI’ VENGONO CURATI GLI ITALIANI”

Dopo due anni di lavoro, dall’Aiom il primo censimento dei centri anti-tumore.
Scarsa informatizzazione, poche strutture d’eccellenza, in aumento cure palliative e radioterapie

”Il Libro Bianco realizzato dall’Aiom – afferma il sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi – rappresenta una tappa fondamentale per migliorare il servizio offerto ai cittadini e alle Istituzioni nel campo della lotta ai tumori. Il Ministero della Salute ha bisogno di dati, cifre e analisi approfondite per meglio pianificare gli interventi e razionalizzare le risorse. Questa ricerca consentirà di rafforzare le iniziative già messe in cantiere dal ministero e prevederne altre, non sulla base di impressioni, ma di elementi certi e valutabili”. I dati del rapporto preoccupano, soprattutto dal punto di vista dell’organizzazione. “Il quadro che emerge è poco rassicurante – commenta Francesco Cognetti, presidente nazionale dell’Aiom – ma il censimento non vuole essere un atto d’accusa (negli ultimi 10 anni la sopravvivenza media in Italia è aumentata del 6,5%) quanto una critica costruttiva per mettere a punto un’organizzazione ospedaliera all’avanguardia che valorizzi i servizi più efficienti, come il day hospital, che rappresenta il miglior approccio per i malati e un modello avanzato di cura”.
Critica costruttiva per diversi aspetti: nel Sud vi sono solo 2 posti letto in day hospital ogni 100 mila abitanti, 1 specialista oncologo, 2 infermieri professionali. Nel centro-nord le possibilità di ricovero salgono a 4 posti per il day hospital, con la presenza di 2 oncologi e 5 infermieri. “Una moderna politica sanitaria – afferma Cognetti – deve assicurare servizi di elevata qualità a tutti i cittadini, ovunque siano nati e vivano”.
Dal censimento emerge che solo il 24% delle visite avviene in day hospital, presente nel 90% dei centri. “Nonostante tutti i vantaggi dei trattamenti eseguiti in un solo giorno, lo Stato rimborsa solo il 40% delle spese per questo regime – spiega Francesco Di Costanzo, segretario nazionale dell’Aiom -, mentre si fa carico totalmente del costo del ricovero ordinario, che dura mediamente 10 giorni. Così, a fronte di una spesa media di mille euro al giorno per un trattamento chemioterapico in day hospital, le Asl ottengono un risarcimento di soli 400 euro. E’ necessario che i risarcimenti si adeguino alle spese, viceversa molte strutture oncologiche continueranno a preferire il ricovero ordinario solo per mantenere l’equilibrio fra costi e rimborsi. Senza nessun miglioramento per la qualità di vita del paziente e della sua famiglia”.
L’obiettivo principale è fare in modo che tutte le strutture raggiungano un elevato standard di qualità il più omogeneo possibile. “Perché tutti i pazienti colpiti da tumore – conferma Di Costanzo – devono avere la possibilità di accedere alle cure migliori; fenomeni tristi e vergognosi come i ‘viaggi della speranza’ devono esaurirsi al più presto. Con il libro bianco abbiamo imboccato la strada giusta per ottenere questo ambizioso ma doveroso risultato”.
Ma la lotta ai tumori è costituita anche da un’assistenza globale: dal libro bianco si nota come vi sia solo uno psicologo ogni milione di abitanti nel meridione e pochi di più, 2-3, al Centro-Nord: “Cifre che si commentano da sole – sottolinea Cognetti – e che impediscono a migliaia di pazienti di poter disporre di un aiuto spesso fondamentale”.
Una struttura su due (53%) al Nord dispone di un reparto di cure palliative, che diventano circa una su tre al Sud-Isole (37%) e al centro (32%). Centro invece, che con il 60% è la zona d’Italia dove si concentra il maggior numero di radioterapie (in aumento rispetto al passato), seguito dal Nord (47%) e dal Sud-isole (35%).
Per fortuna, i centri di oncologia medica possono disporre di un aiuto concreto, appassionato, entusiasta: i volontari. Il 62,8% delle strutture è supportato in modo stabile dalle associazioni di volontariato, quasi il 40% (39,6) può contare su finanziamenti privati.
Ora, suggerisce l’Aiom, a partire dai dati raccolti si deve giungere ad una sorta di accreditamento che misuri la qualità dei servizi offerti e ‘penalizzi’ le strutture che non raggiungono lo standard richiesto. “Il Piano Oncologico Nazionale varato dalla Conferenza Stato Regioni compie una severa analisi di quelli che devono essere i requisiti minimi dell’organizzazione ospedaliera e territoriale – aggiunge il prof. Cognetti – ma ciò non è ancora sufficiente. E’ necessario che gli addetti ai lavori operino per stabilire linee guida (cui l’Aiom sta già lavorando) solo così l’Istituzione centrale potrà fissare standard a cui tutte le strutture di oncologia si dovranno adeguare per colmare le lacune esistenti, eliminando il divario fra i servizi offerti al centro-nord e quelli del sud, riducendo le liste di attesa e consentendo agli oncologi di lavorare in strutture ben organizzate per fornire prestazioni all’altezza della loro preparazione”.
Il libro bianco è stato realizzato con un contributo di Novartis. “L’ampliamento del numero di centri di eccellenza è un obiettivo primario per tutti noi – commenta Guido Guidi, responsabile della Business Unit Oncologia di Novartis Italia -. Centri ben organizzati consentono da una parte al nostro Paese di essere all’avanguardia partecipando a ricerche internazionali, dall’altra di offrire terapie sempre più innovative. Ed è proprio con questo intendimento che Novartis ha affiancato l’Aiom nello sviluppo di questa indagine, testimonianza tangibile dell’efficacia della collaborazione tra pubblico e privato a vantaggio dei pazienti, della comunità scientifica e delle Istituzioni.”.

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