Medinews
14 Settembre 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROFESSOR DEMETRIO NERI

Innanzi tutto è bene osservare che l’espressione “clonazione terapeutica” non è appropriata a connotare la tecnica di cui ci occupiamo in relazione alla produzione di cellule staminali embrionali. Qui l’uso del trapianto nucleare somatico (TNS) è finalizzato esclusivamente a ricavare cellule staminali compatibili col donatore del nucleo e non a riprodurre un essere umano con lo stesso corredo genetico nucleare di un altro essere umano. Continuare ad usare quell’espressione serve solo a trasferire su questa tecnica l’alone negativo che accompagna (secondo me immeritatamente) il termine clonazione, e a complicare inutilmente un dibattito che avrebbe invece bisogno della maggiore chiarezza possibile. Purtroppo l’espressione è ormai entrata nell’uso corrente e quindi continueremo a usarla, tenendo tuttavia ben ferma la netta differenza di finalità nell’applicazione del TNS.

Venendo ora alla sostanza della questione, il trapianto del nucleo prelevato da una cellula somatica in un ovocita privato del suo nucleo può servire a produrre cellule staminali che, in teoria, unirebbero i vantaggi delle cellule staminali embrionali (illimitata proliferazione in vitro e capacità di produrre tutti i tessuti) col vantaggio delle cellule staminali dei tessuti adulti (la compatibilità col paziente donatore del nucleo). Si tratta indubbiamente di uno scenario affascinante: ma qual è la reale utilità di questa tecnica? Dipende dal punto di vista dal quale si guarda alla cosa. Dal punto di vista dell’applicazione clinica estensiva, credo che questa tecnica non abbia un grande futuro. Può darsi che, quando (e se) sarà affidabile, ne potranno fruire i pochi fortunati pazienti che avranno accesso ai centri di ricerca in grado di effettuare le complesse procedure del caso. Guardando a queste ricerche dal punto di vista della generalità dei pazienti non riesco ad immaginare come sarà possibile applicare questa tecnica alla maggior parte dei pazienti che ne avranno bisogno. Oltretutto ci sarà anche la necessità di avere a disposizione almeno un ovocita per ogni paziente da trattare! Infine, in sede di applicazione clinica, questa tecnica presenterebbe un grosso limite (che, tra l’altro, riguarda anche le cellule staminali da tessuti adulti) e cioè le malattie di origine genetica: che senso avrebbe innestare cellule il cui nucleo contiene il difetto genetico che ha causato (o ha contribuito a causare) la malattia che vogliamo curare?
Dal punto di vista della ricerca di base (che – conviene ribadirlo – è lo stadio in cui tutt’ora si trova l’intero campo delle cellule staminali), questa tecnica è invece di enorme utilità, perché può servire a individuare i meccanismi molecolari che presiedono all’azzeramento del programma genetico assunto dalla cellula somatica già differenziata. Sappiamo già che questo azzeramento avviene, ma non sappiamo esattamente come avviene. Per dirla in breve, se riusciremo a carpire all’ovocita i suoi segreti, avremo in mano una conoscenza di incalcolabile valore, anche sul piano applicativo, perché si può pensare di riprodurre quei meccanismi in vitro o addirittura sulla stessa cellula adulta. Le prospettive che si profilano sono di enorme rilevanza e credo sia giusto favorire in ogni modo un serio programma di ricerche che utilizzi questa tecnica.
Non riesco infatti a vedere quali problemi morali possa sollevare l’applicazione di questa tecnica nella ricerca di base. Conosco naturalmente l’obiezione che viene avanzata da chi rifiuta ogni forma di sperimentazione che comporti la distruzione di embrioni umani: chi può assicurare – si chiede – che la TNS non comporti appunto la creazione di embrioni? Ora – a parte il fatto che non è chiaro se il risultato del TNS possa essere definito “embrione” – è vero che nessuno può fornire questa assicurazione in anticipo: ma la ricerca si fa appunto per apprendere quel che non si sa.
Resta ovviamente fermo che gli scienziati che nutrono questa preoccupazione possono astenersi dal ricorrere a questa tecnica: ma perché qualcuno dovrebbe arrogarsi il diritto di decidere per tutti gli scienziati quali strade siano percorribili e quali no?
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