giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
14 Settembre 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. JUAN CARLOS CHACHQUES

1- mioblasti scheletrici autologhi
2- cardiomiociti fetali
3- cellule muscolari lisce o cellule prese dal midollo osseo.
L’equipe del centro del laboratorio di ricerca de l’Hôpital Broussais-G.Pompidou lavora dal 1996 al progetto della cardiomioplastica cellulare. Sotto il patronato dell’Unione Europea, questi studi sperimentali sono in corso di realizzazione con dei risultati molto promettenti.
Dei mioblasti prelevati dai muscoli scheletrici sono coltivati ed in seguito iniettati nel miocardio patologico dello stesso individuo. Questo trattamento entra in un processo di rigenerazione capace di rendere reversibile la fibrosi miocardica sopravvenuta in corso di un infarto miocardico, riducendo altresì la lesione e la cicatrice post-infartuale. L’elasticità miocardica, la compliance e la contrattilità regionale del ventricolo sinistro vengono allora migliorate.

STUDI SPERIMENTALI DEL CENTRO RICERCA DELL’HÔPITAL G. POMPIDOU DI PARIGI

1- VALUTAZIONE FUNZIONALE DEL VENTRICOLO SINISTRO DOPO CARDIOMIOPLASTICA CELLULARE
L’obiettivo di questo lavoro è stato di valutare l’interesse dell’ecocardiografia con Color Kinesis (CK) nello studio della funzione ventricolare segmentaria dopo la terapia cellulare.
Color Kinesis è una tecnica basata sulla quantificazione acustica, permettendo di misurare una lesione miocardica segmentaria trattata con le cellule, le variazioni di frazioni di accorciamento regionale.

2-IMPIANTO DI MIOBLASTI NEL MIOCARDIO PER VIA INTRAVENTRICOLARE:
E’ stato realizzato un ‘ impianto di cellule per via percutanea transfemorale, in un modello d ‘ infarto miocardico, utilizzando un catetere intraventricolare avente un ago d ‘ iniezione alla sua estremità. Il sistema d’iniezione tipo Biosense Noga permette di liberare delle cellule nella zona dell’infarto del miocardio utilizzando un metodo della cardiologia interventista. La viabilità cellulare è preservata durante l’iniezione. Il sistema di cartografia
elettromeccanico utilizzato ha permesso una localizzazione del catetere ed una navigazione in tempo reale, in 3D e senza fluoroscopio.
Questa via d’iniezione permetterà di trattare le lesioni post-infartuali realizzando molte sedute d’iniezioni cellulari e/o in associazione ai fattori di crescita angiogenici.

3-ASSOCIAZIONE DI UN’ELETTROSTIMOLAZIONE BI-VENTRICOLARE ALLA CARDIOMIO-PLASTICA CELLULARE:
La fusione elettromeccanica dei mioblasti trapiantati con i cardiomiociti non è sistematica.
Si è considerato di elettrostimolare i mioblasti trapiantati e i cardiomiociti in maniera sincrona utilizzando un’elettrostimolazione ventricolare ad alto voltaggio. In un modello di un’infarto miocardico, associato ad una stimolazione biventricolare sono stati impiantati dei mioblasti. L’aggiunta di una stimolazione cardiaca ha permesso una trasformazione dei mioblasti presi dai muscoli scheletrici, modificando la miosina rapida in miosina lenta, meglio adattabili alla funzione contrattile del cuore. Per contro l’elettrostimolazione atrio-ventricolare permette una risincronizzazione della contrattilità delle camere cardiache, necessarie in un gran numero di pazienti che si trovano in uno stadio d’insufficienza cardiaca severa.

4 -ASSOCIAZIONE DEI FATTORI ANGIOGENICI NELL’IMPIANTO CELLULARE:
Nonostante i risultati incoraggianti del trapianto cellulare sulle lesioni cardiache post-ischemiche, sembra che ci sia una mortalità di cellule impiantate, dovute all’assenza d’irrorazione nelle zone infartuate. Per cui vi è l’interesse di associare dei fattori angiogenici in via di accrescimento per l’apporto di ossigeno alle cellule impiantate. Questo studio ha esplorato gli effetti dell’aggiunta di fattori di crescita(VEGF) nell’impianto dei mioblasti per migliorare sia l’irrorazione miocardica sia la funzione ventricolare. Gli studi istologici hanno mostrato un aumento della circolazione collaterale nelle zone infartuate presso il gruppo trattato con i fattori angiogenici. Un miglioramento della contrattilità segmentaria ventricolare e una inversione del rimodellamento post-ischemico è stato osservato presso i gruppi trattati con l’impianto intramiocardico dei mioblasti.
5-UTILIZZAZIONE DELLA TERAPIA CELLULARE IN UN MODELLO DI CARDIOMIOPATIA DILATATIVA:
La cardiomiopatia dilatativa non di natura ischemica è responsabile del 50% dei trapianti cardiaci: il principio di questo studio è stato quello di valutare gli effetti emodinamici del trapianto di mioblasti su un modello di cardiomiopatia dilatativa non ischemica mediante un’elettrostimolazione ventricolare rapida. Il numero delle cellule sopravvissute dopo l’innesto intramiocardico sarà numeroso, soprattutto quando l’irrorazione del miocardio sia preservata.

PROSPETTIVE
L’impianto cellulare ha permesso un recupero della contrattilità miocardica nei modelli sperimentali di acinesia ventricolare. Delle cellule vitali sono state osservate dopo mesi dell’impianto intramiocardiche. Delle applicazioni cliniche sono in corso.
I risultati attesi a lungo termine sono:
a. Un miglioramento sia clinico sia della funzione ventricolare
b. Un aumento rilevante della massa miocardica contrattile per l’accorpamento delle cellule trapiantate
c. Una proliferazione cellulare con delle differenziazioni aventi le caratteristiche dei cardiomiociti.
Permangono delle questioni irrisolte tipo i meccanismi d’azione di questa terapia cellulare ed in particolare sull’esistenza elettromeccanica con il tessuto miocardico vicino;quando i mioblasti scheletrici non si contraggono spontaneamente. Per contro l’avvenire delle cellule viventi originarie dal midollo osseo ed impiantate nel seno del miocardio infartuato è incerto perché queste possono differenziarsi sia in angioblasti, sia in fibroblasti e talvolta in cellule muscolari.
TORNA INDIETRO