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21 Giugno 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. GERARDO CORIGLIANO

Per potere praticare attività sportiva con tranquillità, il diabetico deve però tenere sotto controllo la sua glicemia per riuscire a prevenire le ipoglicemie. Proprio sotto questo aspetto lo sport aiuta molto il diabetico. L’autocontrollo viene collegato ad un obiettivo reale ed immediato e non riferito ad un obiettivo remoto, come l’allontanamento dalle complicanze. Lo sport è senza dubbio la migliore palestra per l’autocontrollo e questo è a sua volta la migliore misura preventiva contro le complicanze, come dimostrato scientificamente. L’attività sportiva migliora non solo il benessere fisico e psichico del diabetico a breve termine, ma anche l’aspettativa e la sua qualità di vita e può venire considerato un formidabile strumento di cura. Sono molti i vantaggi che apporta: abbassa il livello di glicemia, riduce il fabbisogno di insulina o di farmaci ipoglicemizzanti, abbassa il livello di trigliceridi e aumenta le HDL. Migliora inoltre l’ossigenazione dei tessuti, la performance cardiorespiratoria, l’ipertensione arteriosa lieve.
Durante l’attività fisica avvengono una serie di adattamenti ormonali e metabolici ai quali l’organismo risponde rifornendo il muscolo di glucosio. Questo adattamento nel diabetico non può avvenire spontaneamente: il suo orqanismo va incontro a un calo degli zuccheri circolanti che si traduce in ipoglicemia se non viene aumentato l’introito di carboidrati o preventivamente corretta la terapia insulinica. Proprio in questa ottica il diabetico è “obbligato” ad autocontrollarsi, evenienza oggi assai facile grazie alla tecnologia che sviluppa reflettometri sempre più piccoli, rapidi e di semplice utilizzo.
I consigli per i diabetici che praticano sport sono quelli che valgono per qualsiasi altro sportivo: consumare bevande ipotoniche, ricche di sali minerali e a basso contenuto di glucosio, misura particolarmente indicata nella stagione calda, quando la perdita di liquidi è più evidente. Particolarmente in estate è buona norma che il diabetico pratichi l’attività sportiva di prima mattina o nel tardo pomeriggio, sia per evitare le ore di maggiore calore, sia perché la prima mattina e il tardo pomeriggio coincidono con la migliore cinetica dell’insulina. Inoltre nelle ore di maggiore calore si assiste a un altro fenomeno: il caldo facilita l’assorbimento dell’insulina per la dilatazione del letto capillare e ciò può causare ipoglicemie notturne.
Lo sportivo diabetico quando pratica attività fisica specialmente se nei mesi caldi, deve perciò controllare la glicemia prima di coricarsi per evitare crisi ipoglicemiche notturne. Se la glicemia è inferiore a 120 mg/dl è opportuno che beva un bicchiere di latte e mangi qualche fetta biscottata, carboidrati a lento assorbimento. Se l’inconveniente si ripete, sarà lui stesso a ridurre la dose dell’insulina serale.
Non sappiamo quanti diabetici pratichino sport nel nostro Paese, non esistono censimenti a livello nazionale. Però uno studio da me eseguito su un gruppo di diabetici di tipo 1 dai 18 ai 35 anni, è risultato che il 60 per cento dei soggetti ha un dispendio energetico superiore a 2000 calorie a settimana, il che significa che pratica attività fisica.
L’Associazione nazionale italiana atleti diabetici (ANIAD) da me presieduta, ha sede principale a Napoli e sedi secondarie in altre regioni, e conta 700 iscritti, un numero sicuramente inferiore a quello dei diabetici di tipo 1 che praticano qualche attività sportiva. Tra i nostri iscritti figurano atleti a livello amatoriale, a livello agonistico locale e anche nazionale. A livello nazionale ci sono rappresentanti del calcio, del free climbing, del triathlon e del ciclismo, dei quali per ragioni di privacy non faccio il nome. L’unico che posso citare, in quanto lo ha dichiarato pubblicamente è Vittorio Casiraghi, accademico del CAI e alpinista free climbing.
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