Medinews
18 Ottobre 2002

CANCRO AL SENO, ANCHE NEGLI ANZIANI LA TERAPIA MIGLIORA LA QUALITA’ DI VITA

A Nizza il XXVII congresso dell’Esmo (Società europea di Oncologia medica)
Il prof. Monfardini: “Per troppo tempo si è ritenuto erroneamente che per questi pazienti non ci fossero benefici”. Presentato uno studio tutto italiano con una terapia…

Il prof. Silvio Monfardini, neo Presidente della Società Internazionale di Oncologia Geriatrica e Direttore dell’Oncologia Medica nell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova è convinto e le sue ragioni trovano ampia conferma a Nizza dove è in corso il 27° congresso della Società Europea di Oncologia Medica. E non a caso, una sessione del convegno – con il prof. Monfardini come chairman – è stata interamente dedicata ai tumori nella terza età. “E’ stato chiaramente dimostrato – spiega il docente – che pazienti anziani affetti da tumore al seno sono spesso trattati in modo differente da quanto stabilito nei protocolli istituzionali per gli adulti. Spesso, però, solo in base ad una percezione soggettiva della terapia richiesta dall’età avanzata. Ciò di cui abbiamo bisogno, invece, è un approccio più metodico”. Nella sessione viene presentato dal dr. Lazzaro Repetto uno studio del GIOGer (Gruppo Italiano di Oncologia Geriatrica) con una molecola, il Paclitaxel, normalmente utilizzata in questa patologia, somministrata settimanalmente in pazienti anziani con tumore al seno. “Nello studio, tutto italiano, uno dei primi eseguiti sui malati nella terza età, sono stati arruolati 29 pazienti, 25 dei quali hanno mostrato significativi benefici e un miglioramento della qualità di vita – conclude Monfardini -. Questo dimostra che è possibile raggiungere risultati sostanziali se si procede con una terapia specificamente disegnata per pazienti anziani.”
Ma molto lavoro resta ancora da fare: la valutazione geriatrica multidimensionale (VGM), che stima l’attività giornaliera, il tipo e grado di malattie di accompagnamento, lo stato mentale e la depressione del paziente anziano “secondo molti oncologi richiede troppo tempo e non ha ancora valore provato – conclude Monfardini -. Invece, è stato chiaramente dimostrato da altri studi presentati in questo congresso Nizza che l’approccio consente di prevedere rilevanti effetti tossici nel paziente anziano ed è un buon fattore prognostico per la sopravvivenza.”
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