giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
17 Giugno 2002

“DATECI GLI STRUMENTI PER COMBATTERE IL CANCRO: ANCHE NEL LAZIO DEVE ARRIVARE LA ‘PET’

Appello di oncologi e medici nucleari. In Regione oltre 20.000 casi di tumore l’anno

“Lo sviluppo di nuove tecnologie diagnostiche – spiega il prof. Francesco Cognetti, direttore scientifico del Regina Elena e presidente nazionale dell’Aiom – ci consente oggi di individuare prima e meglio la malattia, di predire precocemente un’eventuale recidiva o la presenza di foci a distanza. Tra queste tecniche, la più importante è sicuramente la PET (Tomografia ad Emissione di Positroni) che ci da le immagini dei processi biochimici e delle funzioni biologiche del cancro: di quelle alterazioni cioè che, nel corso di una malattia, si manifestano molto prima rispetto alle modificazioni anatomiche. Un altro strumento diagnostico messo a punto di recente è la PET-TC, nato dalla fusione della PET con la Tomografia Computerizzata (TC). In questo caso non solo è possibile avere il dato funzionale ma anche l’immagine anatomica corrispondente nella sua esatta localizzazione. La precisione nell’individuazione della sede di malattia – prosegue Cognetti – può dunque indirizzare correttamente le biopsie e i trattamenti medici e fornire al radioterapista i dati per ottimizzare la distribuzione della dose di radiazioni”. Purtroppo però sia i tomografi che il Ciclotrone, il macchinario che serve per produrre il farmaco utilizzato per la diagnosi, sono operativi soltanto a Milano, a Castelfranco Veneto, a Palermo, Messina, Catania, Napoli, Firenze, Pisa, Bologna, Reggio Emilia, Cuneo e Ancona, mentre sono in fase di installazione in altri cinque ospedali (2 a Milano, Torino, Genova, Cesena).
Secondo gli esperti, la straordinaria capacità di questo strumento nella diagnosi, stadiazione, follow-up del cancro e monitoraggio delle cure favorirà inoltre l’applicazione di terapie personalizzate. “La PET – afferma il prof. Marco Salvatore, Direttore del Dipartimento di Radioterapia alla “Federico II” di Napoli e presidente dell’Aimn – è lo strumento di riferimento nella lotta al cancro, l’unico capace di accertare con accuratezza e tempestività se i farmaci, anche i più innovativi, hanno colpito il bersaglio. L’enorme mole di informazioni sulle basi molecolari del tunore – aggiunge Salvatore – ha aperto la strada a informazioni di terapia genica che insieme all’impiego di modulatori della risposta biologica, sostanze cioè che alterano i rapporti tra ospite e cellule tumorali, rappresentano le speranze per il futuro. Tutte queste conoscenze si traducono in campo diagnostico nella possibilità di ottenere un imaging molecolare del tumore, utilizzando sonde dirette contro bersagli molecolari. In questo modo possiamo quindi sapere quanto è estesa la neoplasia, quanto ossigeno o glucosio consuma, quando è vascolarizzata, quanto è aggressiva o responsiva alle terapie”.
“In alcune situazioni selezionate – aggiunge il prof. Carlo Maini, direttore del Dipartimento di Medicina Nucleare del Regina Elena – studi eseguiti con la PET possono evitare ulteriori ricorsi a TAC o risonanza magnetica, o comunque ridurle di incidenza nel follow-up. Tanto è vero che il sistema mutualistico americano la rimborsa integralmente, riconoscendo quindi la validità dell’esame PET sia per la diagnosi che per la terapia di: tumori del polmone, colon retto, mammella, testa e collo, esofago, linfomi, melanomi. Il costo di installazione dei macchinari si aggira intorno ai 10-13 miliardi. Indubbiamente non si tratta di un impegno indifferente, ma gli studi dimostrano come questo investimento porti ad una razionalizzazione dell’iter medico chirurgico e quindi anche ad un risparmio economico. E questo, tra l’altro, non solo in ambito oncologico: con la Pet si può infatti studiare la cardiopatia ischemica, le demenze e l’Alzheimer”. “Dato però che l’applicazione di questa metodica è per l’80%” in campo oncologico – conclude Salvatore – è indispensabile che gli Istituti dei tumori siano dotati di PET e Ciclotrone insieme”.
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