mercoledì, 14 aprile 2021
Medinews
2 Luglio 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. GIUSEPPE IPPOLITO

E’ stata condotta un’analisi su 694 pazienti per i quali la prima visita in un centro specialistico corrispondeva alla prima visita nello studio ICONA. Di questi pazienti, il 37% aveva eseguito il test più di tre mesi prima di aver effettuato la prima visita specialistica. Più precisamente, il tempo medio che intercorreva tra il primo test positivo per l’HIV e la prima visita in un centro specialistico era di circa 6 anni ed in questo periodo i pazienti, oltre ovviamente a non fare alcuna terapia specifica, non avevano mai eseguito esami di laboratorio, quali la conta dei linfociti CD4 o la viremia HIV, indispensabili per una valutazione dell’infezione. 101 pazienti, circa il 40% di coloro che sapevano di essere positivi per HIV ma avevano ritardato la presentazione ad un centro clinico, avevano fatto la prima visita quando l’infezione era in uno stadio avanzato, avevano cioè un’immunodeficienza grave o già manifestazioni di AIDS conclamato. Nella maggioranza dei casi, le persone che non si presentano per la valutazione clinica subito dopo il test si sono infettate per uso di droga (70%), in genere sono giovani e non hanno alcun supporto psicosociale. Queste caratteristiche li differenziano dalle persone che eseguono tardivamente il test per HIV, che per lo più si sono contagiate per via eterosessuale e sono mediamente più anziane.
In conclusione:
1. Una elevata percentuale di persone con infezione da HIV non riceve cure specialistiche per lungo tempo dopo aver fatto un test positivo per HIV
2. Questo fenomeno interessa soprattutto i pazienti più giovani e quelli contagiati per uso di droga
3. E’ necessario sviluppare programmi che favoriscano l’accesso dei pazienti alle cure, in particolare programmi di counseling per coloro che risultano positivi ad un test per HIV e di supporto psico-sociale
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