sabato, 2 maggio 2026
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14 Dicembre 2002

SINDROMI CORONARICHE ACUTE: COME RICONOSCERLE

E’ necessario distinguere tra angina instabile, cioè un insieme di sintomi che caratterizzano un quadro clinico, pur acuto, e infarto vero e proprio, segnalato dall’aumento nel sangue di particolari sostanze marcatrici (indici di necrosi miocardica, che rilevano la morte del tessuto muscolare privo di apporto sanguigno).

L’ELETTROCARDIOGRAMMA
In caso di infarto, la gravità del danno al cuore può essere stabilita da alcune caratteristiche dell’elettrocardiogramma (ECG). L’infarto più pericoloso si verifica se il trombo occlude completamente e stabilmente il vaso e l’ECG mostra il cosiddetto ‘sopraslivellamento ST’. Se invece il trombo chiude parzialmente o temporaneamente il lume coronarico, il decorso clinico è meno prevedibile e può sfociare in un altro tipo d’infarto (senza alterazioni elettrocardiografiche) oppure nell’angina instabile.

Angina instabile e infarto miocardico senza alterazioni elettrocardiografiche vengono raggruppati spesso in un’unica entità, poiché condividono i meccanismi patogenetici relativi all’instabilità della placca e all’attivazione piastrinica reversibile. L’infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST è invece considerato un’entità a parte, per la quale valgono le linee guida sul trattamento dell’infarto miocardico acuto.

I SINTOMI
L’angina pectoris: si manifesta con un dolore intenso e transitorio al torace (dai 5 ai 15 minuti), in corrispondenza del cuore, descritto come una sensazione di pressione, peso, costrizione. Spesso associato a sudore e capogiri si può diramare alle spalle, alle braccia oppure solo a un braccio – spesso quello sinistro – al collo e alla mandibola. E’ un campanello d’allarme per l’infarto miocardico. Gli attacchi durano per lo più 1-3 minuti: nel loro corso, l’ECG presenta anomalie.
Angina stabile
Può verificarsi dopo sforzi fisici prolungati, ma anche a riposo; anche le emozioni violente possono scatenare un accesso. In queste situazioni il muscolo cardiaco richiede più ossigeno, che non arriva in quantità sufficiente. In questi casi, definiti di ‘angina stabile’, si ha una manifestazione di attacco ischemico di angina se il lume di una delle tre arterie coronariche principali è occluso per circa il 75%.

Angina instabile
Si tratta di una seconda forma d’angina; pur essendo meno grave dell’infarto è caratterizzata dall’imprevedibilità e instabilità del quadro clinico: da qui il termine “instabile”. In assenza di terapie adeguate può portare all’insorgenza dell’infarto. Si deve tenere conto della frequenza delle crisi dolorose, dell’insorgenza del dolore sia per sforzi lievi sia a riposo. In questi casi va tempestivamente consultato un cardiologo. Assieme all’infarto è una delle principali manifestazioni della sindrome coronarica acuta, una delle maggiori cause di mortalità nei Paesi occidentali.

L’infarto del miocardio: il dolore è della stessa natura dell’angina ma dura più di 15 minuti (un’ora e anche più), non si aggrava facendo movimento, non si allevia stando a riposo, né assumendo trinitrato di glicerina – una sostanza a rapida azione vasodilatatoria. Nei casi più gravi l’infarto può complicarsi fino al collasso cardiocircolatorio e alla morte.
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