venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
14 Dicembre 2002

LE PIU’ COMUNI MALATTIE DEL CUORE

Cos’è? La cardiopatia ischemica indica tutte le sindromi (insieme di sintomi) che dipendono da una sofferenza del muscolo cardiaco (miocardio) causata da un apporto insufficiente di sangue rispetto al quantitativo necessario in quel momento.

Le varie forme di cardiopatia ischemica, pur avendo lo stesso meccanismo, possono evolvere da forme più lievi ad altre di maggiore gravità (figura).

Qual è la differenza tra infarto ed angina?
L’angina
è caratterizzata da una sofferenza (ischemia) del muscolo cardiaco non sufficientemente irrorato. L’ischemia è transitoria e reversibile; consiste in una temporanea interruzione del flusso di sangue ossigenato al cuore; i sintomi durano pochi minuti e si possono alleviare con il riposo o con i farmaci.
L’infarto è un’interruzione totale del flusso del sangue al cuore, i cui sintomi durano più di 15 minuti, non scompaiono con il riposo o con i farmaci ed una parte del muscolo cardiaco incomincia a morire. E’, quindi, una condizione stabile e irreversibile.
Ciò che determina il punto di passaggio fra ischemia e infarto è la durata dell’assenza di flusso; infatti, il muscolo cardiaco riesce a tollerare l’assenza di irrorazione per un tempo limitato (meno di 30 minuti), al di là del quale comincia ad andare in necrosi, a morire.

Quali sono i meccanismi? Nella maggioranza dei casi, l’ischemia si determina fronte di un’attività fisica (angina stabile o da sforzo) o di uno stress emotivo, quando l’aumento della necessità di sangue da parte del cuore non può essere soddisfatto a causa dei restringimenti (stenosi) prodotti all’interno delle arterie coronarie alla malattia aterosclerotica.
Invece l’infarto è generalmente creato dal formarsi di un coagulo di sangue (trombo) in corrispondenza di vaso cardiaco ostruito dalla placca aterosclerotica, con conseguente blocco del flusso di sangue al tessuto.
La forma di angina “instabile” è come l’infarto dovuta ad un trombo, ma esprime la fase iniziale del processo trombotico, prima che si abbia una completa ostruzione del vaso: la malattia, definita “instabile” per la caratteristica imprevedibilità ed instabilità del quadro clinico, può quindi evolversi verso l’infarto vero e proprio, o essere risolta instaurando una terapia immediata che eviti l’ingrandimento del trombo e dissolva i coaguli già presenti.

Come si fa a distinguerle? Per distinguere le varie forme della cardiopatia ischemica ci si basa sul quadro clinico, sull’elettrocardiogramma e sui risultati di alcuni esami del sangue che evidenziano se vi è stato un danno permanente al muscolo cardiaco. Ulteriori esami come l’ecografia del cuore possono chiarire la gravità del danno dovuto all’infarto sulla funzione cardiaca. Per decidere se è necessario procedere ad un intervento per riaprire i vasi ostruiti sono spesso necessari esami più invasivi, ad esempio la coronarografia (inserimento da sveglio di sondini dalla gamba per filmare i vasi sanguigni del cuore).

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