lunedì, 3 agosto 2020
Medinews
21 Maggio 2002

DIABETE, LA NUOVA EMERGENZA SI CHIAMA SOMMERSO L’ESPERTO: “IN CURA SOLO LA METÀ DEI MALATI”

Lo dichiara il professor Michele Muggeo alla vigilia del 19° Congresso nazionale della SID

L’identikit del potenziale diabetico non è complesso, non ci sono particolari caratteristiche da segnalare. “È proprio questo il punto – spiega il prof. Muggeo – Se portassimo queste dieci persone ‘tipo’ in ospedale per accertamenti, scopriremmo che almeno la metà di loro ha sviluppato insulinoresistenza, cioè l’incapacità di utilizzare l’insulina, pur prodotta in quantità normali dal pancreas”.
L’insulinoresistenza è dunque il nemico da battere e va scoperta al più presto: “È tra i maggiori fattori che provocano l’insorgere del diabete di tipo 2 – spiega il prof. Enzo Bonora, docente di Endocrinologia all’Università di Verona e segretario della Società Italiana di Diabetologia – e se ne può verificare l’esistenza anche 5-20 anni prima che insorga la malattia. A questo proposito l’Università di Verona, in collaborazione con quella austriaca di Innsbruck, ha condotto uno studio sulla popolazione di Brunico, in provincia di Bolzano con l’obiettivo di individuare diabetici che ancora non sapevano di esserlo. Ad un campione di 300 persone trenta-quarantenni abbiamo misurato la glicemia a digiuno e la glicemia dopo carico orale di glucosio e abbiamo verificato che i ‘diabetici sommersi’ sono moltissimi, addirittura il loro numero è pari a quelli noti”. A seguito di questo studio sono state messe a punto linee guida per la prevenzione. “In caso di rischio elevato (sovrappeso, pressione alta, familiarità, trigliceridi elevati, acido urico alto) – continua lo specialista – è consigliabile sottoporsi ogni anno alla misurazione della glicemia soprattutto dopo i quarant’anni L’esame andrebbe ripetuto non solo a digiuno ma anche dopo carico orale di glucosio”. Perché le conseguenze di una malattia non diagnosticata o non adeguatamente trattata sono enormi, in particolare quelle a carico del sistema cardiovascolare.


“Il controllo tutto sommato buono che viene chiesto al paziente diabetico – spiega il prof. Muggeo – serve a ridurre i rischi a carico di occhi, reni, nervi ed estremità. Ma il meccanismo attraverso il quale l’iperglicemia danneggia il sistema cardiovascolare è molto diverso da quello che porta alla retinopatia, alla neuropatia e alla nefropatia diabetica. Le arterie subiscono insulti appena si superano determinati livelli di glicemia (200 mg/dl), tipici del dopo pasto. Insomma, l’apparato cardiovascolare del diabetico è soggetto 3 volte al giorno a un silente ma pesante attacco”. Oggi, con i farmaci a disposizione, è possibile ottenere un controllo adeguato dei pazienti, tuttavia la modificazione dello stile di vita resta un impegno a cui nessuno può sottrarsi. “Non ci si deve adagiare e affidarsi esclusivamente ai farmaci – ammonisce il prof. Bonora – Un regime alimentare equilibrato, associato ad attività fisica regolare deve essere considerato il cardine sia della prevenzione che della terapia del diabete di tipo 2”.
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