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17 Maggio 2002

COMUNICATO STAMPAPARKINSON, DIAGNOSI CERTA CON LA ‘SPECT’ MA I MALATI DENUNCIANO “E’ ANCORA UN TEST PER POCHI”

Il test con ioflupane consente di individuare la malattia di Parkinson con una precisione prima d’ora impossibile (98%) fin dai primissimi stadi di malattia. Il radiofarmaco, infatti, evidenzia nel cervello le zone dove esiste l’alterazione responsabile della malattia, indicando una perdita del trasporto di dopamina, il marker di degenerazione neuronale che distingue la malattia di Parkinson. E proprio questa accuratezza nella diagnosi spinge i pazienti a richiedere l’esame, disponibile in Italia ma sottoutilizzato.
“E intanto – spiega Antonini – il malato giovane è costretto dai suoi disturbi incontrollati a smettere di lavorare, non riesce ad avere una vita normale, sposarsi, avere dei figli. Molti ancora non sanno che invece oggi è possibile una diagnosi certa, attraverso l’utilizzo di esami diagnostici di neuroimmagine con radiofarmaci”.
Il frequente ritardo nel giungere ad una diagnosi certa di malattia di Parkinson è un aspetto fondamentale: non sapere la natura dei propri disturbi accresce l’ansia nel paziente e nella sua famiglia, aumenta l’incertezza nel futuro, rallenta l’intervento terapeutico. Gli specialisti sono concordi: è indispensabile modificare radicalmente l’approccio alla malattia.“Con l’avvento di nuove armi terapeutiche in grado di frenarne la progressione – aggiunge Antonini – vi è dunque un motivo in più per volere una diagnosi il più precoce possibile di malattia di Parkinson, che consenta di instaurare una terapia in grado di rallentare il danno cerebrale”.
“I dati nazionali – dice il prof. Pezzoli – indicano che il sospetto di Parkinson produce 14-15 mila ricoveri ‘in osservazione’ ogni anno, con una degenza media di 16-17 giorni. Il costo della degenza media oscilla tra le 800 mila lire ed il milione al giorno. L’AIP suggerisce che, invece di essere ricoverato, il malato venga sottoposto al nuovo esame diagnostico, il cui costo è pari a due giorni di ricovero. Evitare l’ospedalizzazione, oltre al risparmio per la struttura sanitaria, comporta meno disagi per il paziente che potrebbe eseguire il test in day hospital ed essere dimesso alla sera già con una diagnosi certa”.
Uno dei centri dove esiste una maggiore esperienza del test è il centro di Medicina Nucleare dell’Ospedale Careggi di Firenze, a cui si rivolgono, indirizzati da neurologi o geriatri, anche malati provenienti da altre regioni italiane. “Nonostante il crescente interesse dei medici per queste metodiche e le richieste dei pazienti – spiega il Professor Alberto Pupi, direttore della cattedra di Medicina Nucleare dell’ospedale fiorentino – esistono ancora molti scogli di tipo amministrativo. La burocrazia in sanità rallenta l’espandersi dell’utilizzo del test. Tuttavia il guadagno in accuratezza diagnostica potrebbe consentire una riduzione dei tempi di diagnosi e dei costi del trattamento. Questi ultimi aspetti del problema sono però ancora da valutare e sarebbe importante che il Ministero della Sanità promuovesse e finanziasse processi valutativi specifici”.
“L’Aip – conclude il prof. Pezzoli – vuole sottolineare che il test mediante SPECT e ioflupane non rappresenta necessariamente una scelta di terzo livello, successiva, cioè, ad altri accertamenti: il medico che ha un dubbio può e deve indirizzare anche la prima visita il paziente ai centri d’eccellenza richiedendo l’esecuzione del test, in modo mirato, senza abusarne, ma considerando che la sua disponibilità rappresenta un cardine per offrire al malato un’assistenza di qualità e un trattamento più adeguato, particolarmente nei casi giovanili in cui spesso la diagnosi arriva molto tardi”.
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