giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
16 Maggio 2002

I FARMACI BIOLOGICI

Già disponibili:
Gli agenti in grado di bloccare il TNF alfa (etanercept e infliximab) sono quelli maggiormente sperimentati e gli unici ad essere attualmente autorizzati all’uso clinico in Europa e negli Usa.
L’etanercept è una proteina di fusione costituita da una porzione del recettore p75 del TNF alfa associata al frammento Fc di una immunoglobulina umana. E’ somministrato per via sottocutanea alla dose di 25 mg due volte la settimana. Studi clinici ne dimostrano l’efficacia e la tollerabilità anche in pazienti affetti da artrite reumatoide poliarticolare giovanile. Il dosaggio utilizzato nel corso dei trial clinici in pazienti dai 4 ai 17 anni è di 0,4 mg/Kg (fino ad un massimo di 25 mg) due volte alla settimana. L’infliximab è un anticorpo chimerico somministrato per infusione endovenosa lenta ad una dose compresa fra 3 e 10 mg/Kg ogni 4-8 settimane. L’uso di infliximab va associato a quello del metotressato.
Il trattamento anti-TNF alfa si è dimostrato efficace in studi controllati a breve termine (1 anno) sia in monoterapia (etanercept) che in terapia di combinazione con metotressato (etanercept e infliximab). L’efficacia di questi trattamenti risulta spesso superiore a quella dei trattamenti convenzionali, ma non tale da giustificarne per ora l’impiego alternativo in pazienti non precedentemente trattati. Appare invece di grande rilevanza clinica l’efficacia dimostrata dai farmaci anti-TNF alfa nei pazienti con malattia in fase persistentemente attiva nonostante un adeguato trattamento con metotressato. In pazienti con artrite reumatoide in fase attiva e non responsiva alle comuni terapie di fondo, etanercept e infliximab si sono dimostrati significativamente più efficaci rispetto al placebo.
I nuovi farmaci anti-TNF alfa hanno dimostrato una significativa efficacia clinica nell’artrite reumatoide tale da giustificarne una collocazione di rilievo nell’ambito della strategia terapeutica di questa malattia.

In arrivo:
Gli antagonisti del recettore dell’IL-1
L’interleuchina 1 (IL-1) è un mediatore fondamentale dell’immunità e dell’infiammazione.
Le evidenze che assegnano un ruolo cardine a questa molecola nella patogenesi dell’artrite reumatoide derivano sia dallo studio di numerosi modelli animali che da osservazioni sull’uomo. L’interluchina 1 si trova nel plasma e nel liquido sinoviale dei pazienti con artrite reumatoide: un aumento della sua concentrazione si accompagna ad un maggiore severità della malattia.
Il legame dell’IL-1 al suo recettore cellulare dà inizio ad una serie complessa di meccanismi che portano alla produzione di numerose molecole proinfiammatorie coinvolte nel processo patogenetico; bloccando questo recettore si riduce quindi l’attività dell’Interleuchina 1. Il meccanismo, che avviene in condizioni fisiologiche grazie alla presenza dell’antagonista endogeno del recettore per l’IL-1 (IL-1 Ra), risulta spesso inadeguato nei pazienti con artrite reumatoide,

Sulla base di questi dati è stato messo a punto un nuovo farmaco, presto disponibile anche in Italia; il farmaco è stato approvato nel novembre del 2001 dalla FDA, ed è quindi in commercio da questa data negli USA; in Europa è stato approvato dell’ EMEA nel marzo del 2002, è sul mercato in vari paesi Europei e verrà commercializzato in Italia prossimamente

Si tratta di una forma ricombinante dell’antagonista del recettore per l’interleuchina 1, prodotto con la tecnologia del DNA ricombinante utilizzando il batterio Escherichia coli come sistema di espressione; è una molecola identica alla sua forma naturale, ad eccezione dell’aggiunta di un aminoacido terminale, la metionina., ed è il primo farmaco che agisce come inibitore diretto e selettivo dell’interleuchina 1.
Questo farmaco, attraverso un’azione immunosoppressiva che inibisce l’attività biologica dell’interleuchina 1, è indicato per il trattamento dei segni e sintomi dell’artrite reumatoide, in associazione a metotressato, e la sua efficacia è stata documentata in numerosi studi clinici di fase I, II e III condotti in Europa, Stati Uniti, Canada ed Australia. Questi studi hanno permesso di valutare il profilo di sicurezza e tollerabilità del farmaco in oltre 2600 pazienti con artrite reumatoide, per periodi di tempo fino a 5 anni.
La somministrazione avviene per via sottocutanea alla dose di 100 mg al giorno, ed una risposta clinica al trattamento è generalmente evidente già entro due settimane dall’inizio della terapia, e viene mantenuta continuando la somministrazione.
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