sabato, 28 novembre 2020
Medinews
15 Maggio 2002

UN CUORE ARTIFICIALE SOLO A META’ PER ALLONTANARE IL MOMENTO DEL TRAPIANTO

Pronto entro 5-10 anni il dispositivo impiantabile che sostituirà il ventricolo sinistro

L’idea di costruire un cuore artificiale, e con questo conquistare un prestigio straordinario agli occhi del mondo, risale agli anni Sessanta. E’ in quell’epoca infatti che, oltre alla corsa agli armamenti e alla conquista della Luna, le due superpotenze investono miliardi di dollari per avere il dominio su quello che veniva considerato il luogo dei sentimenti umani. Il frutto di questi sforzi – ricordano gli esperti – si è concretizzato in una quarantina di prototipi, nessuno dei quali è stato però in grado di funzionare. La strada era stata comunque aperta e da allora la scienza medica e l’ingegneria hanno iniziato a guardare a questo obiettivo come ad un traguardo raggiungibile.
Nei 15 anni successivi si è capito che, dal punto di vista clinico, non era necessario ambire ad un cuore meccanico con il compito di sostituire in toto le funzioni dell’organo naturale. Nella stragrande maggioranza dei casi si era visto che bastava sostituire o assistere il ventricolo sinistro per ridare al paziente una condizione sufficiente. Il resto del cuore – la parte destra, quella dedicata alla circolazione polmonare – si rimetteva infatti da sola. Ancora oggi le aziende producono ‘Sistemi di assistenza meccanica sinistri’ che assistono il paziente e, in parallelo al cuore naturale, gli permettono di ripristinare il lavoro meccanico del ventricolo sinistro, il flusso fisiologico in aorta e, di conseguenza, nel sistema.
Tanto è vero che di cuori totali ne sono stati costruiti più o meno 150 pezzi in tutto il mondo, mentre sistemi di assistenza sinistra sono circa 3.500, 150 dei quali solo in Italia. Questi prodotti sono molto sofisticati, vengono impiantati nell’addome del paziente e collegati al cuore. Per alimentarli serve però un computer e delle batterie. In passato il computer era grande come una lavatrice: il paziente rimaneva legato a una grossa macchina e non poteva assolutamente muoversi. Oggi è possibile dimettere il malato con un ventricolo artificiale collegato esternamente, tramite un tubicino, a batterie e computer di piccolo peso (si portano a tracolla o inserite nella cintura) che gli permettono di condurre una vita accettabile. L’unico inconveniente è che l’autonomia delle batterie è di 4 ore.
Un ulteriore passo avanti è stato fatto recentemente: sono stati costruiti sistemi totalmente impiantabili (a flusso pulsatile o continuo), senza alcun cavo che esce dall’addome. Le informazioni elettriche e la corrente vengono trasferite da un dispositivo esterno a quello interno passando attraverso la cute per induzione elettrica. Il paziente è più indipendente, può fare tranquillamente il bagno o la doccia e, cosa ancora più importante, non corre più pericolo di infezioni. Sempre recentemente sono stati impiantati dei ventricoli con un flusso continuo: non riproducono il battito ma, essendo turbine di piccole dimensioni, posizionate vicino al cuore, riducono l’ingombro del corpo estraneo nell’organismo. In questo caso l’esperienza clinica è però molto inferiore all’anno.
Come detto, il futuro, secondo ingegneri e cardiologi, è rappresentato da uno strumento pulsatile molto piccolo, affidabile, senza bisogno di supporti esterni, e che duri nel tempo (10-15 anni). In questo modo sarà possibile impiantarlo in pazienti ancora in buono stato di salute, allontanando nel tempo la necessità del trapianto.
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