mercoledì, 14 aprile 2021
Medinews
15 Maggio 2002

IL FUMO E LE PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI

In Europa il fumo uccide 1,2 milioni di persone ogni anno, ma secondo le stime dell’OMS, entro il 2020 queste vittime potrebbero arrivare a 2 milioni.
Delle molte sostanze presenti nel fumo di sigaretta solo alcune sembrano implicate nel rischio cardiovascolare e in particolare la nicotina che, stimolando il sistema nervoso simpatico, provoca un aumento immediato della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa sistolica e stimola la produzione di acidi grassi liberi e la loro penetrazione nella parete dei vasi, promuovendo così l’arteriosclerosi. La nicotina accelera inoltre la formazione del trombo che va a chiudere le arterie (coronarie e cerebrali, determinando rispettivamente infarti e ictus).
La nicotina è una sostanza che provoca dipendenza e il fumo è generalmente associato anche ad altri fattori di rischio cardiovascolare quali la sedentarietà e la colesterolemia.
Numerosi studi epidemiologici hanno, infatti, dimostrato che incidenza e rischio di mortalità per la cardiopatia coronaria crescono all’aumentare del numero di sigarette fumate al giorno e che l’incidenza si riduce in coloro che hanno smesso di fumare. Dai risultati di un’analisi durata 25 anni, a parità di altri 11 fattori di rischio, è emerso che la speranza di vita in uomini di età media si dimezza passando dalla classe dei non fumatori a quella dei forti fumatori. Inoltre, un’eventuale modificazione dell’abitudine al fumo verificatasi nei primi 5 anni di osservazione genera, nel corso dei successivi 20 anni, una riduzione di oltre il 50% del rischio coronarico per coloro che sono passati da 20 a 0 sigarette/giorno, ed un incremento del rischio superiore al 100% per coloro che sono passati da 20 a 40 sigarette/giorno. Da queste evidenze scientifiche deriva l’osservazione che il fumo è probabilmente l’unico, tra i fattori di rischio maggiori, che, almeno in teoria, potrebbe essere completamente rimosso.

Prevalenza dei fumatori in Italia
Secondo i dati provenienti dall’Indagine Multiscopo dell’ISTAT (1980-1997) la percentuale dei fumatori di età > 14 anni è in diminuzione. Mentre tale fenomeno è particolarmente evidente per gli uomini (54% nel 1980 e 33% nel 1997), nelle donne la proporzione di fumatrici sembra mantenere un andamento più o meno costante (circa 17%) lungo tutto l’arco di tempo (Fig. 1). Fumo e demografia
Utilizzando i dati dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare (età 35-69 anni) si è cercato di analizzare alcune caratteristiche dei fumatori attuali. Il numero medio di sigarette fumate al giorno (calcolato sui soli fumatori) è piuttosto elevato e perfettamente sovrapponibile nelle tre aree geografiche: circa 17 sigarette/die negli uomini e 13 sigarette/die nelle donne.

Età di inizio
L’età media di inizio del fumo negli uomini è rimasta stabile nel tempo, oscillando intorno ai 17-18 anni, senza manifestare differenze di rilievo tra le diverse aree geografiche. Nelle donne l’età di inizio del fumo ha invece subito una notevole modificazione nell’ambito di generazioni diverse, passando da una media di 17 anni nelle generazioni più giovani (classe di età 35-39 anni) ai 25-30 anni nelle fasce di età più avanzata (65-69 anni). Mentre non si evidenzia una grande diversità fra Nord e Centro Sud se si considera la fascia di età più giovane, una differenza si rileva nella fascia di età più avanzata, risultando intorno ai 30 anni al Nord e leggermente al di sotto dei 25 anni al Centro e Sud.
Sempre in termini di andamento temporale nei comportamenti delle diverse generazioni, l’Indagine Multiscopo sulle famiglie italiane ha messo in evidenza una netta diminuzione della percentuale dei fumatori tra i giovani (14-18 anni) che è passata dal 17.1% nel 1991 all’8.2% nel 1994.

Stato civile
La prevalenza dei fumatori è minore tra gli uomini sposati (32%) rispetto a tutte le altre categorie di stato civile (34%), mentre è sensibilmente più elevata, in questa classe, la quota di ex-fumatori (37% rispetto al 27%). Nelle donne si ritrova una situazione simile, con una minore prevalenza di fumatrici tra le donne sposate (22% rispetto al 30% delle altre categorie) e più donne che non hanno mai fumato (64% rispetto al 54%). Una maggiore stabilità familiare per i coniugati, associata ad un’eventuale presenza di figli, potrebbe rappresentare una tra le tante motivazioni in grado di condizionare i comportamenti.

Scolarità
Un altro aspetto interessante è rappresentato dall’analisi dell’abitudine al fumo di sigarette in relazione al livello di educazione conseguito: gli uomini laureati fumano meno (25%) rispetto a coloro che hanno frequentato la scuola superiore (32%) o inferiore (38%) e rispetto a coloro che non sono mai andati a scuola (45%); nelle donne l’andamento è inverso: coloro che hanno conseguito un diploma universitario o di scuola media superiore fumano di più (27%) rispetto a coloro che hanno frequentato solo la scuola media o elementare (20%) e rispetto a coloro che non hanno ricevuto nessuna educazione scolastica (10%) (Fig. 4). Atteggiamento nei confronti della prevenzione
Quasi tutti i fumatori attuali dichiarano che desidererebbero smettere di fumare. Più gli uomini che le donne, e nei primi più al Sud (82%) rispetto al Nord (80%) e al Centro (70%); le donne del Sud desiderano smettere di fumare in percentuale maggiore (68%) rispetto a quelle del Centro (66%) e del Nord (62%). Tra i fumatori, gli uomini del Sud sono quelli che dichiarano di aver tentato di smettere di fumare (72%) in misura maggiore rispetto a quelli del Nord (67%) e del Centro (64%); anche fra le donne il risultato è analogo (58% al Sud; 51% al Centro e al Nord). In media i fumatori, uomini e donne, che hanno provato almeno una volta nella loro vita di smettere di fumare, sono riusciti a farlo per un periodo variabile da 1 anno (Nord e Sud) a 1.5 anni (Centro), e questo a conferma di quanto sia difficile modificare radicalmente un’abitudine che, per la natura delle sostanze coinvolte (nicotina), crea dipendenza fisica e psicologica.

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