Medinews
15 Maggio 2002

CARDIOPATICI, PERICOLOSO IL ‘FAI DA TE’ PER CURARE I PICCOLI MALANNI QUOTIDIANI

Gli esperti: “Le interazioni farmacologiche possono provocare danni molto gravi”

Le interazioni farmacologiche sono eventi da non sottovalutare e proprio per questo è necessario che il paziente sappia a cosa va incontro in caso decidesse per la cura ‘fai da te’ anche dei piccoli malanni. Perché se è vero che il medico consiglia sempre il malato su dosaggi, orari e modi di assunzione delle varie compresse in presenza di più patologie gravi, spesso dimentica di avvisarlo sui comportamenti da tenere in caso di indisposizione temporanea. Per esempio – dicono i cardiologi – non tutti sanno che anche un’apparente innocua magnesia per il mal di stomaco se presa insieme ad un betabloccante può procurare crisi ipertensive. Oppure che un’aspirina o un qualsiasi antinfiammatorio per curare un raffreddore può potenziare l’effetto di un antitrombotico fino all’emorragia. O ancora che alcuni tra gli antibiotici più usati – streptomicina,
gentamicina, kananicina e neomicina – possono anche portare a un’insufficienza renale molto grave, se assunti contemporaneamente ai diuretici forti, utilizzati per abbassare la pressione arteriosa.
Non sono nemmeno da sottovalutare le interazioni di alcuni farmaci con il cibo: un pasto ricco di grassi aumenta l’assorbimento dello spironolattone, sostanza diuretica molto importante soprattutto negli scompensati, provocando crampi muscolari per l’improvviso innalzamento del potassio. Al contrario, il carbone vegetale (problemi di meteorismo e aerofagia) agisce da barriera, tanto da essere addirittura utilizzato come antidoto in caso di intossicazione acuta, mentre i purganti, accelerando il transito intestinale, impediscono il giusto assorbimento del farmaco. Inutile poi aggiungere che i malati di cuore dovrebbero dimenticarsi di alcol e fumo, la cui assunzione influisce negativamente per esempio sugli antiaritmici. La disavventura più recente si è registrata con l’introduzione di un farmaco per la disfunzione erettile, il sildenafil, che associato ad un altro vasodilatatore, ha provocato nei cardiopatici diversi casi di sincope.
In ogni caso, aggiungono i cardiologi, anche al di fuori di possibili interazioni, “è fondamentale evitare improvvisazioni, che significa: curare l’anamnesi farmacologica, porre sempre in stretta correlazioni tra loro le proprietà dei farmaci co-somministrati, monitorare il più possibile gli effetti collaterali e tenere presente che in generale i maggiori inconvenienti della terapia farmacologica si verificano in presenza di importanti fattori predisponenti individuali. Questo significa che è essenziale valutare sempre le proprietà dei farmaci in rapporto alla situazione fisiopatologia del paziente: la conoscenza, l’identificazione e la prevenzione dei danni legati alle interazioni richiedono dunque in maniera ormai inconfutabile che il medico sia sempre più un farmacologo”.
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