giovedì, 25 febbraio 2021
Medinews
20 Aprile 2002

L’EPATITE CRONICA

La diagnosi definitiva di epatite cronica viene fatta tramite indagine dei marker epatici e agobiopsia del fegato (micro-prelievo di cellule epatiche), che consente l’analisi istologica del tessuto epatico.

Nei manuali classici di epatologia l’epatite cronica viene distinta in due tipi:

· epatite cronica persistente: il danno epatico è modesto, scarsamente progressivo (si aggrava poco con il passare del tempo) e può anche andare incontro a guarigione spontanea con il passare degli anni.
· epatite cronica attiva: il danno epatico è più intenso, progressivo e con scarsissima tendenza alla guarigione spontanea.

Attualmente la descrizione del quadro istologico delle epatiti croniche ha superato questa rigida schematizzazione, per cui l’entità del danno viene quantificata attribuendo dei punteggi a dei parametri quali l’intensità della necrosi epatica (distruzione delle cellule del fegato) e dell’infiammazione (gradazione) e la presenza di fibrosi (stadiazione), che è una sorta di cicatrizzazione del tessuto epatico. A tale scopo viene utilizzata una apposita classificazione, riportata in tabella.
Per esempio, una gradazione da 4 a 8 indica una epatite cronica di grado lieve, mentre un valore superiore a 12 identifica un’epatite di grado severo. Un valore 4 di stadiazione, che invece indica il grado di fibrosi, equivale praticamente alla presenza di cirrosi.

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