lunedì, 3 agosto 2020
Medinews
18 Marzo 2002

08 TUMORI NELL’ANZIANO: UNA SFIDA PER IL NUOVO MILLENNIO

Circa il 60% di tutti i tumori vengono diagnosticati in pazienti al di sopra dei 65 anni di età e tale cifra è probabilmente destinata ad aumentare nei prossimi anni parallelamente all’invecchiamento della popolazione. Il rischio di sviluppare un tumore aumenta di 1000 volte passando dai 40 agli 80 anni, ed in particolare, uomini e donne al di sopra dei 65 anni di età, hanno un rischio di sviluppare un tumore 11 volte più elevato rispetto alla popolazione al di sotto di tale età. L’aumento dell’età media della popolazione ha determinato un aumento di incidenza dei tumori in pazienti anziani, ed in particolare tumori polmonari, del capo e collo, del pancreas, leucemie e linfomi non-Hodgkin, tumori del cervello, mentre lo stesso trend non si è manifestato nelle coorti di pazienti più giovani.
Inoltre la mortalità è di 15 volte maggiore nei soggetti al di sopra dei 65 anni. I vantaggi che si sono ottenuti negli ultimi 10 anni nel trattamento dei tumori con una diminuzione complessiva della mortalità di circa il 6-7%, grazie alla diagnosi più precoce e alla migliore terapia disponibile, si sono verificati nella popolazione adulta (10-20% di miglioramento nelle donne e negli uomini rispettivamente), ma nessun vantaggio si è ottenuto negli anziani, probabilmente per la scarsa utilizzazione della diagnosi precoce e per la scarsa efficacia delle armi terapeutiche impiegate in questa popolazione.
Il problema dell’anziano con tumore rappresenta un campo di intervento particolare anche nella prevenzione con cui i medici devono fare i conti, sfatando anche alcuni miti, per esempio quello del fumo. Molti ritengono poco utile far smettere di fumare un anziano che ha fumato tutta la vita: è sbagliatissimo perché abbiamo visto come nella terza età si stabilisca una sensibilità maggiore ai carcinogeni ambientali e che il sistema cardiopolmonare beneficia immediatamente della sospensione del fumo.
Inoltre, non va dimenticata l’importanza della diagnosi precoce nei tumori dell’anziano, aspetto che è stato del tutto trascurato nella pratica oncologica degli ultimi decenni nei paesi occidentali, anche per motivi economici ed organizzativi. Per esempio, si può senz’altro programmare uno screening per le persone anziane che hanno una spettanza di vita di almeno 3 anni per quanto riguarda i tumori della mammella e dell’intestino, in quanto l’incidenza di questi tumori aumenta con l’età e i benefici iniziali di uno screening sono stati osservati dopo 3 anni. Pertanto si possono raccomandare per i tumori della mammella una mammografia biennale ed inoltre un esame con autopalpazione della mammella da parte delle donne, tecnica che è molto promettente nelle donne anziane in quanto i tumori possono essere molto più facilmente scoperti per il fatto che a questa età le mammelle diventano atrofiche. Inoltre un esame medico della mammella dovrebbe essere eseguito nel corso di ogni vista medica nelle donne anziane. Per quanto riguarda i tumori del colon-retto, un test del sangue occulto dovrebbe essere eseguito ogni anno in tutte le persone anziane. Inoltre negli uomini il PSA ed un esame rettale con l’esplorazione della prostata dovrebbe essere eseguito ogni anno a cominciare dall’età di 50 anni, mentre per le donne dovrebbe essere fatto un pap-test ogni 2-3 anni anche se anziane.
Questa popolazione di pazienti è stata sempre esclusa dagli studi prospettici di trattamenti oncologici fino ad un decennio fa, in quanto l’invecchiamento comporta una progressiva diminuzione della capacità funzionale dei diversi organi, con relativa ridotta riserva funzionale che può limitare l’uso di una terapia standard o l’applicazione di protocolli ideati per pazienti adulti. La maggior parte dei pazienti oltre 70 anni è portatrice di malattie croniche debilitanti (diabete, cardiopatie, pneumopatie, etc.) che rendono particolarmente difficile la scelta di un ottimale regime terapeutico. Infine, non è da trascurare l’atteggiamento remissivo di medici e familiari nei confronti dei pazienti anziani e vi è infatti la tendenza a trattare pazienti anziani oncologici solo con intento palliativo o addirittura a non trattarli.
Dalla fine degli anni ’70, noi dell’Istituto di Aviano siamo stati pioniere della ricerca nei tumori dell’anziano, primi in Italia (con il primo progetto finanziato dal CNR sui tumori dell’anziano) e in Europa (con il primo studio negli anziani condotto nell’ambito dell’EORTC) e tra i primi nel mondo. Dalle mie esperienze, pubblicate su diverse riviste mediche già agli inizi degli anni ’80, e con l’importantissima collaborazione e contributo del prof. Silvio Monfardini e della dr.ssa Vittorina Zagonel, diversi gruppi internazionali (e nazionali) hanno tratto suggerimenti ed ispirazione per condurre quegli studi sugli anziani. Attualmente è in atto presso la nostra Divisione di Oncologia Medica A uno studio prospettico di terapia nei pazienti con età superiore ai 70 anni affetti da linfomi non-Hodgkin, che si basa sulla scelta del trattamento in accordo con la valutazione geriatrica multidimensionale, la quale tiene conto delle attività della vita quotidiana ed in particolare dell’abilità nell’impiego del telefono, la capacità di fare la spesa, di preparare il cibo, di tenere pulita la casa, di fare il bucato, utilizzare i mezzi di trasposto, gestire il denaro e seguire responsabilmente i trattamenti terapeutici. Sulla base di questi criteri, nell’ambito del Gruppo Onco-ematologico Linfomi (GOL) recentemente costituito da una collaborazione tra l’Istituto Humanitas di Milano (prof. Armando Santoro) e l’Istituto Nazionale Tumori di Aviano (prof. Umberto Tirelli) è partito uno studio nel quale si sta valutando l’utilità della scelta del trattamento nei linfomi non-Hodgkin nei pazienti con oltre 70 anni sulla base della valutazione geriatrica multidimensionale. Ad oggi sono stati trattati i primi 30 pazienti anziani con risultati preliminari eccellenti.
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