lunedì, 3 agosto 2020
Medinews
18 Marzo 2002

04 L’IMPEGNO AIOM NEI CONFRONTI DEL PAZIENTE ONCOLOGICO ANZIANO

Direi che da allora qualcosa è cambiato: si sono organizzati gruppi di ricerca che hanno prodotto studi importanti, ma ancora non c’è una precisa indicazione di come il trattamento dell’anziano debba differire da quello del paziente più giovane.
Scopo di questa V conferenza che l’AIOM ha fortemente voluto è proprio quello di fare il punto della situazione sui trial e sui dati attualmente disponibili, che possano essere di conforto ad un approccio di trattamento più specifico e più selettivo per questo sottogruppo di pazienti. Il problema degli anziani è estremamente attuale. Tutte le stime internazionali danno un aumento della vita media: negli anni Cinquanta le persone con più di 65 anni erano l’8% della popolazione generale, negli anni Novanta rappresentavano il 13%, oggi si è saliti al 15% e nel 2030 saranno addirittura il 20%.
Non solo, nel corso degli anni l’aspettativa di vita è aumentata: un uomo che oggi ha 70 anni ha un’aspettativa di altri 15 anni, mentre una donna di 18, ma anche chi ha 80 anni ha una proiezione di vita di otto anni se donne e di 6-7 se uomo.
Nei Paesi Occidentali circa il 60% dei nuovi casi di cancro colpisce persone con più di 65 anni e l’incidenza dei tumori è 11 volte superiore a quella che si riscontra nei più giovani: circa 2200 casi ogni 100.000 abitanti contro 200 casi ogni 100.000 abitanti. Inoltre, se analizziamo l’incidenza per fascia d’età del tumore è dell’1-2% nelle persone al di sotto dei 40 anni, sale all’8-9% tra i 40 e i 59 anni e addirittura al 30% in chi ha tra i 60 e i 79 anni.
Per quel che riguarda la mortalità, più del 50% delle morti per tumore avviene tra gli ultrasessantacinquenni. Un esempio specifico è quello dei tumori del colon retto, dove tre quarti dei casi vengono diagnosticati in pazienti in età superiore ai 65 anni così come i tre quarti dei decessi per questa neoplasia.
A fronte di tutte queste considerazioni devo dire che la ricerca si è mossa, ma non in modo definito. Esistono pochi trial clinici dedicati, anzi molti pazienti, vengono addirittura esclusi da questi trial a mio modo di vedere immotivatamente. L’assenza di dati scientifici e il modo un po’ più empirico e alcune volte discriminatorio con cui vengono trattati i pazienti anziani può far insorgere qualche sospetto di grave discriminazione, direi di razzismo. E’ quindi necessario che queste situazioni vengano migliorate e siamo noi, ricercatori e oncologi che dobbiamo fare prima di tutto una riflessione per evitare situazioni spiacevoli che, purtroppo, avvengono nelle corsie ospedaliere e anche nei centri non specializzati sia nel nostro Paese che negli altri Paesi. Curare bene un paziente con un cancro in età anziana, infine, può anche rappresentare un vantaggio in termini economici perché riduce i costi di terapie palliative e di supporto che hanno una minore efficacia ma essendo prolungate nel tempo hanno costi maggiori.
L’impegno dell’AIOM non si esaurisce comunque con questa conferenza. E’ già stato identificato un gruppo di lavoro che avrà il compito di monitorare l’evoluzione degli studi in questo settore e di incentivarli.
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