mercoledì, 4 agosto 2021
Medinews
16 Marzo 2002

LA NUOVA TERAPIA CONTRO L’EPATITE C

L’interferone pegilato alfa-2b: associato alla ribavirina, un farmaco usato da tempo in epatologia, ha maggiore efficacia nel tenere sotto controllo l’infezione, provoca meno effetti collaterali (febbre, mialgia, sindrome influenzale) ed è più facile da somministrare con un’unica dose settimanale. Usato da solo l’interferone pegilato si era già dimostrato in grado di bloccare definitivamente il virus nel 25% dei pazienti trattati, una percentuale doppia rispetto a quella ottenuta con l’interferone standard (12%). Ma ora, con il nuovo cocktail, la percentuale di risposte virologiche sostenute (SVR, la misura dell’efficacia terapeutica), sale al 54%. Il dato è ricavato dallo studio clinico condotto da Manns et al. pubblicato su “The Lancet” il 22 settembre 2001.
Lo studio è stato effettuato su 1.530 pazienti di 62 Paesi (di cui 33 in Usa, 22 in Europa, 5 in Canada) mai trattati in precedenza e ha dimostrato che il nuovo interferone, insieme alla ribavirina, è efficace in oltre il 40% delle epatiti croniche C di genotipo 1 e dell’80% delle forme di genotipo 2 e 3.

La nuova formulazione di interferone pegilato in combinazione con la ribavirina presenta un duplice vantaggio di raggiungere livelli di efficacia superiori alle precedenti formulazioni con una sola somministrazione settimanale.

La nuova arma terapeutica rappresenta una svolta per la storia naturale della malattia e l’affermazione di un nuovo standard terapeutico.
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