sabato, 2 maggio 2026
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16 Marzo 2002

LA COINFEZIONE HIV-HCV

La coinfezione HIV-HCV è un’evenienza frequente e interessa circa un terzo degli infettati dal virus HIV. La sua prevalenza tra le categorie a rischio per l’infezione da HIV dipende dal fattore di rischio ed è maggiore tra i tossicodipendenti e gli emofilici. L’infezione cronica da HCV sembra accelerare il decorso della malattia da HIV verso una più rapida evoluzione clinica e una precoce compromissione immunologica. Nel contempo, numerosi studi indicano come l’infezione da HIV modifichi la storia naturale di quella da HCV provocando una più veloce evoluzione dell’epatite cronica verso la cirrosi, l’insufficienza epatica e la morte. Alcuni autori suggeriscono che l’infezione da HCV si comporta come una patologia opportunista, il cui decorso è accelerato nei pazienti immunocompromessi. Dal 1996 la terapia antiretrovirale altamente efficace (Highly Active Antiretroviral Therapy, HAART) ha rallentato la progressione della malattia da HIV e ridotto drasticamente la mortalità ad essa associata.
Il miglioramento della prognosi dell’infezione da HIV dovuto alla HAART ha reso necessario rivedere le strategie di trattamento della malattia da HCV, dal momento che le patologie epatiche stanno diventando una delle maggiori cause di morbilità e mortalità nei pazienti HIV positivi. Per meglio definire il problema, nel corso di almeno due recenti importanti Conferenze gli esperti hanno tentato di fornire delle indicazioni su come inquadrare e trattare l’epatite cronica da HCV nel contesto dell’infezione da HIV, individuando la necessità di proporre il trattamento ai pazienti con coinfezione HIV- HCV.
Attualmente si stima che ci siano in Italia circa 40.000 persone e negli Stati Uniti circa 300.000 con co-infezione HIV-HCV, che rappresentano una significativa proporzione del totale dei pazienti con infezione da HIV.
L’ HCV è quindi responsabile della maggioranza dei casi di epatite cronica e di insufficienza epatica in questi pazienti. L’elevata prevalenza di coinfezioni è da attribuire ai fattori di trasmissione comuni ai due virus, tra cui il più importante è la tossicodipendenza per via endovenosa, che rappresenta anche il principale fattore di rischio per l’epatite acuta da HCV. Circa l’80-90% dei tossicodipendenti abituali è infettato da HCV e, tra questi, il 15-20% è anche HIV positivo. I fattori di rischio non parenterali, quali la trasmissione per via sessuale o quella verticale, sono più importanti per l’HIV che per l’HCV, ma la co-infezione aumenta il rischio di trasmissione di HCV per queste vie. Anche se il numero di nuovi casi accertati è in crescita a causa della lunga latenza di entrambi i virus, l’incidenza sta diminuendo dal momento che la tossicodipendenza per via endovenosa è meno diffusa adesso che negli anni Ottanta.
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