sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
15 Marzo 2002

MODENA, IN 25MILA COLPITI DA BPCO.ESPERTI RIUNITI PER STILARE LE LINEE GUIDA ITALIANE

L’ospedale centro di riferimento internazionale per la Broncopneumopatia cronica ostruttiva

Modena 15 marzo 2002 – Modena capitale italiana della lotta alle malattie respiratorie. La Clinica di Malattie dell’Apparato Respiratorio diretta dal prof. Leonardo Fabbri, infatti, è il centro di eccellenza che l’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) ed il National Institute of Health americano hanno incaricato di coordinare per la divulgazione delle linee guida sulla e per la lotta alla Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), una grave e frequente malattia essenzialmente causata dal fumo di sigaretta. Il prof. Fabbri, che rappresenta il nostro Paese nel direttivo della Commissione internazionale che ha stilato le linee guida mondiali contro la BPCO e che coordina il comitato scientifico incaricato di tenerle aggiornate, ha avuto anche l’incarico di implementarle e divulgarle nell’intera penisola. Non a caso, proprio a Modena si riuniscono dal 14 al 17 marzo, sotto l’egida di tutte le società pneumologiche ed in collaborazione con le società scientifiche che raccolgono i medici di medicina generale, gli internisti, ed i geriatri, i massimi esperti locali di BPCO per “italianizzare” questo documento destinato a incidere profondamente nella lotta alla malattia che colpisce più di 2 milioni di cittadini ed è responsabile di più di 18mila morti l’anno. Il Centro di Modena non è solo all’avanguardia sulla ricerca e i rapporti internazionali. “Grazie alle competenze ed alle strutture presenti in clinica, ed alle ottime collaborazioni interne al Policlinico di Modena in particolare con i Chirurghi Toracici ed i Rianimatori, ed esterne con il Centro di Riabilitazione di Gaiato – sottolinea Fabbri – da noi è possibile diagnosticare a seguire la BPCO in pieno accordo ai massimi standard internazionali”. Nella provincia di Modena si stima vi siano 25 mila persone colpite da BPCO, con una frequenza media leggermente più alta di quella nazionale. Anche il numero di pazienti costretti a convivere con la bombola ad ossigeno a causa della BPCO è più alto: sono circa 600 le persone che in provincia accedono a questo servizio e quindi assicurarsi cure adeguate. Rispetto alla media nazionale, che è di circa 40, 50 persone per 100 mila abitanti, nel modenese sono più del doppio: 100 persone ogni 100 mila abitanti.”

La BPCO con la tubercolosi e le infezioni delle basse vie aeree provocano ogni anno più morti di guerre ed Aids messi insieme. Il dato è la diretta conseguenza del drammatico aumento di queste patologie negli anni Novanta, in particolar modo nei Paesi in via di sviluppo, dove il fumo di sigaretta e l’inquinamento stanno giocando un ruolo decisivo nell’innalzamento della curva dell’incidenza e della mortalità. Le proiezioni dell’OMS mettono i brividi: entro il 2020 fra le prime cinque cause di morte, ben tre saranno da attribuire a malattie respiratorie (BPCO, infezioni delle basse vie respiratorie e tumori del polmone), superate in questa classifica solo dalle malattie cardio e cerebrovascolari, il cui trend è comunque in netto e costante calo. Lo confermano i dati che arrivano dagli Stati Uniti, dove dal 1965 al 1998 i decessi per malattie coronariche hanno segnato un – 59%, quelli per stroke un – 64%, mentre quelli per BPCO sono aumentati addirittura del 163%. Per far fronte a questi numeri e per cercare quantomeno di arrestare la progressione di una malattia ancora sottostimata l’OMS ha deciso di elaborare le linee guida internazionali per la cura e la diagnosi della malattia. Ed ora, per la prima volta in Italia, si elaborano quelle italiane: per tre giorni, 150 fra i massimi esperti del settore si ritrovano a Modena per definire il documento che può rappresentare la svolta nella lotta alla BPCO. “Il progetto – spiega il prof. Leonardo Fabbri – intende aiutare in modo particolare il medico di medicina generale, che nel 90% dei casi è il primo a vedere i pazienti, a saper diagnosticare e gestire questa patologia. La broncopneumopatia cronica ostruttiva rappresenta attualmente la quarta causa di morte sul pianeta (nel 2000 hanno perso la vita 2 milioni e 700 mila persone per BPCO) ed è destinata a salire al terzo posto nell’arco di vent’anni. Colpisce una persona su 5 al di sopra dei 60 anni ed è la prima causa di ricovero in tutte le pneumologie italiane”. Come si vede stiamo parlando di una malattia molto diffusa ed estremamente grave che però, purtroppo, finora non è stata tenuta in giusta considerazione. Il primo fattore di rischio è il fumo di sigaretta. E se pensiamo che nel mondo si stima ci siano 1 miliardo e 100 milioni di fumatori, destinati a diventare a superare abbondantemente il miliardo e mezzo nel 2025 (in Italia i fumatori sono approssimativamente il 30% della popolazione: un terzo dei maschi e un quinto delle donne, circa 13-14 milioni di persone) è intuitivo e comprensibile l’allarme della comunità scientifica. “Il fumo – spiega Fabbri – è a tutt’oggi l’unico fattore di rischio comprovato per lo sviluppo di BPCO, nonché la causa di gran lunga più frequente (oltre il 90%) della malattia”.
“Le linee guida italiane tratte da quelle internazionali – conclude Fabbri – arrivano a sei anni di distanza dal precedente documento e tengono conto della letteratura più recente e delle ultime novità farmacologiche. Si soffermano poi su alcune indicazioni importanti. La prima è l’educazione del paziente a riconoscere i fattori di rischio e a saper gestire la propria malattia. Quindi parlano di riabilitazione, che fino a poco tempo fa si riteneva fosse di solo supporto psicologico e che, invece, si è dimostrata in grado di dare dei vantaggi obiettivi oltre che soggettivi alla qualità di vita del paziente. Di seguito, vengono descritti gli interventi più aggressivi come, nelle gravissime insufficienze respiratorie, l’uso dell’ossigeno, che allunga la vita e ne permette una qualità migliore, e l’uso di ventilatori di supporto”.
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