venerdì, 26 febbraio 2021
Medinews
12 Marzo 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. CARLO GIAQUINTO

In Europa, dal 1991 è attivo il Paediatric European Network for Treatment AIDS (PENTA) (www.ctu.mrc.ac.uk/penta), coordinato dal Dipartimento di Pediatria di Padova e finanziato dalla Comunità Europea, dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Medical Research Council inglese, dall’agenzia francese per ricerca sull’AIDS e da altre nazioni europee. Si tratta di un programma che coinvolge 80 centri pediatrici di 13 Paesi il cui scopo è di organizzare trial clinici per la valutazione dell’efficacia, della tollerabilità delle terapie antiretrovirali e della gestione terapeutica dei bambini con infezione da HIV. Il bambino affetto da HIV, infatti, va trattato diversamente dall’adulto perché la sua storia naturale è altra cosa, visto che quasi sempre viene infettato quando il sistema immunitario è in via di formazione. Anche le problematiche legate all’uso dei farmaci sono differenti: il bambino piccolo o l’adolescente spesso non accettano facilmente la somministrazione dei farmaci, senza contare che, in molti casi, non esistono preparazioni pediatriche e i medicinali non vengono testati sui bambini.
Da qui l’importanza del progetto PENTA dimostrato dal fatto che oltre l’80% dei bambini arruolati in sperimentazioni cliniche in Europa negli ultimi dieci anni ha partecipato a studi PENTA. Ad oggi sono stati organizzati 8 studi clinici (a cui hanno partecipato circa 800 bambini), pubblicati sulle principali riviste internazionali, l’ultimo dei quali è appunto il Penta 5. Questi studi hanno portato alla definizione di nuove strategie terapeutiche e hanno permesso la registrazione di nuovi farmaci attualmente disponibili per i bambini con infezioni da HIV.
La studio Penta 5, effettuato in 9 paesi Europei, e che ha coinvolto 128 bambini sieropositivi mai trattati ha dimostrato come le combinazioni terapeutiche contenenti l’Abacavir siano le più efficaci nell’abbassare l’RNA virale e soprattutto ben tollerate dai bambini, rispetto a quanto osservato negli adulti. In termini pratici, questo studio ha permesso di identificare in particolare, una combinazione di farmaci – Abacavir e Lamivudina – che sicuramente rappresenta un’eccellente associazione attorno a cui costruire una efficace terapia del bambino con HIV.
Per quanto riguarda i numeri, mentre sono confortanti quelli italiani ed europei in genere, restano drammatici quelli dei paesi in via di sviluppo. Il Registro Italiano per dell’infezione HIV segnala dal 1983 circa 6.000 bambini nati da madre sieropositiva: di questi 1.500 hanno contratto l’infezione.
Nel nostro Paese si stima che annualmente nascono circa 600 bambini da madre sieropositiva: negli ultimi anni è aumentata la percentuale di madri sieropositive provenienti da aree endemiche. Per questo non smetterò mai di ripetere quanto sia importante effettuare il test in gravidanza per poter iniziare tempestivamente la terapia antiretrovirale, per programmare il taglio cesareo, per evitare l’allattamento al seno: per mettere in atto cioè tutte quelle precauzioni che contribuiscono a ridurre il rischio di contagio fra madre e figlio al momento della nascita o subito dopo il parto. Nei paesi dell’Africa sub-saharina la situazione è drammatica perché non ci sono farmaci antiretrovirali, perché non si effettuano test in gravidanza e perché il numero delle donne affette da HIV è altissimo. Sono però in corso studi e strategie (a cui partecipano anche centri e ricercatori italiani) per ridurre anche in questi paesi la trasmissione verticale. In particolare si sta utilizzando con successo un farmaco, il nevirapina, che viene somministrato in un’unica dose alla madre al momento del parto e al bambino nelle prime 48 ore di vita.
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