Medinews
12 Marzo 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. STEFANO VELLA

In tutti i momenti cruciali della storia della terapia, che hanno portato a questa riduzione della mortalità e della morbilità dell’Aids nei Paesi occidentali, l’Italia ha contribuito con i propri studi. Questo studio vuole tirare le fila di una lunga serie di ricerche sull’Aids pediatrico che hanno permesso all’Italia, e a tutto il mondo, di raggiungere obiettivi importanti. Per esempio, grazie all’uso della terapia antiretrovirale in gravidanza è calato fortemente il numero dei bambini nati sieropositivi. Nel frattempo è però necessario capire come trattare i bimbi nati finora. E lo studio Penta vuole essere una guida in questo senso.
I ricercatori di mezzo mondo sono al lavoro per affrontare questa epidemia. A Barcellona, nel prossimo luglio, si svolgerà la conferenza internazionale sull’Aids, che servirà per fare il punto sui progressi della scienza. Ma non solo: i congressi mondiali sono utili anche per affrontare il tema dal punto di vista sociale ed umano. L’ultima conferenza internazionale, che si è tenuta due anni fa a Durban, in Sudafrica, ha dato uno slancio fondamentale: tutto quello che si sta muovendo nel panorama internazionale per quanto riguarda il sud del mondo ha preso il via da quel convegno. In quell’occasione venne chiarito dove stava davvero il problema. La decisione di portare la conferenza mondiale in Africa venne prese nel ’95, ben cinque anni prima (sono stati necessari molti anni per organizzare un evento di questo tipo, il più grande mai organizzato per numero di partecipanti, per la complessità e la multidisciplinarietà degli argomenti). Dopo Durban, il cui slogan era ‘Break the silence’, qualcosa è cambiato: c’è stata, a giugno dell’anno scorso, una sessione speciale delle Nazioni Unite sull’Aids (la prima seduta plenaria dedicata a una malattia) e sono stati organizzati una serie di interventi mondiali ed europei. Quella di Barcellona sarà una conferenza diversa. È stata organizzata in Europa per verificare se il ‘chiasso’ di Durban è servito concretamente a qualcosa. Sarà un modo per verificare gli interventi oggi operativi, per vedere se e quanto sono adeguati. Successivamente la conferenza mondiale verrà riportata di nuovo nel sud del mondo, a Bangkok, in un’altra area nella quale l’epidemia sta esplodendo: il sud-est asiatico. La Cina, l’India sono zone in cui l’Aids si sta espandendo fortemente.
Dal punto di vista strettamente scientifico c’è poco da segnalare. Nelle scorse settimane a Seattle si è svolta la Conferenza sui retrovirus, considerata la più importante a livello planetario sull’Aids. Purtroppo, il congresso non ha fatto vedere innovazioni rilevanti. È stato, però, presentato lo studio CTG388, una ricerca importantissima sulla terapia dell’adulto, frutto della collaborazione tra il nostro paese e il CDC statunitense. È emerso che si sta affinando la terapia perché c’è la necessità di trovare farmaci migliori, più facili da somministrare e meno tossici. L’unica vera novità emersa riguarda la possibilità di utilizzare altre classi di farmaci che agiscono a livello dell’aggancio del virus sulla cellula e della sua penetrazione ed è stata anche valutata l’efficacia degli inibitori dell’integrasi. È dunque quantomai indispensabile trovare nuovi farmaci per far fronte soprattutto ai fenomeni di resistenza del virus.
Sul fronte-vaccino, invece, si sono visti piccoli progressi. Soprattutto si è capito che si tratterà di un vaccino di combinazione, come per i farmaci, ma il lavoro da fare è ancora molto.
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