Medinews
12 Marzo 2002

AIDS, CURA ‘ITALIANA’ PER I BAMBINI POSITIVI. PROVATA L’EFFICACIA DI UN NUOVO COCKTAIL.

Pubblicato da Lancet lo studio Penta 5 coordinato dai ricercatori italiani.

Roma, 12 marzo 2002 – Ogni giorno nel mondo 2000 bambini nascono con il virus dell’HIV: 83 all’ora, più di uno al minuto. Per la stragrande maggioranza vengono al mondo in Africa o nel sud – est asiatico, regioni ancora oggi ad altissima endemia, dove in alcuni paesi, anche il 30% delle donne in età fertile è sieropositiva. In Occidente la disponibilità dei farmaci antiretrovirali sta fortunatamente riducendo la progressione di malattia nei bambini con infezione da HIV, ma anche da noi i numeri non ci consentono di sottovalutare il problema. Nel nostro Paese si stima che annualmente nascono circa 600 bambini da madre sieropositiva – circa 6.000 dall’83, 1.500 dei quali hanno contratto l’infezione; negli ultimi anni è aumentata inoltre la percentuale di madri sieropositive provenienti da aree endemiche.
Un importante passo avanti nella terapia di questi bambini arriva da uno studio denominato PENTA 5 (Paediatric European Network for Treatment of Aids), coordinato dal dott. Carlo Giaquinto, del Dipartimento di Pediatria di Padova, e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet. “La ricerca – spiega Giaquinto – effettuata in 9 paesi Europei, ha coinvolto 128 bambini sieropositivi mai trattati ed ha dimostrato come le combinazioni terapeutiche contenenti l’Abacavir siano le più efficaci nell’abbassare l’RNA virale e soprattutto ben tollerate dai bambini, rispetto a quanto osservato negli adulti. In termini pratici, questo studio ha permesso di identificare in particolare, una combinazione di farmaci – Abacavir e Lamivudina – che sicuramente rappresenta una eccellente associazione attorno a cui costruire una efficace terapia del bambino con HIV”. Alla luce di questi riscontri, secondo Giaquinto, l’Abacavir deve dunque essere considerato “un farmaco basilare per i trattamenti antiretrovirale in associazione a inibitori della proteasi e inibitori non nucleosidici”.

L’infezione HIV nel bambino è essenzialmente dovuta a trasmissione materno fetale che avviene al momento del parto o tramite l’allattamento al seno. Uno dei più grandi successi della lotta all’AIDS è stata la possibilità di ridurre (attraverso l’uso di farmaci antiretrovirali somministrati in gravidanza e nel periodo perinatale, il parto cesareo e l’allattamento artificiale) l’incidenza della trasmissione verticale dal 25-30% a meno del 2%. Come detto, resta però il dramma del sud del mondo in cui i farmaci non sono disponibili.
Nel 1991 è nato in Europa il progetto PENTA, coordinato dal Dipartimento di Pediatria di Padova e finanziato dalla Comunità Europea, dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Medical Research Council inglese, dall’agenzia francese per ricerca sull’AIDS e da altre nazioni europee. “La rete PENTA – prosegue Giaquinto – ha l’obiettivo di promuovere e coordinare le sperimentazioni con farmaci antiretrovirali nei bambini. Il bambino affetto da HIV, infatti, va trattato diversamente dall’adulto perché la sua storia naturale è altra cosa, visto che quasi sempre viene infettato quando il sistema immunitario non è ancora formato. Anche le problematiche legate all’uso dei farmaci sono differenti: il bambino piccolo o l’adolescente spesso non accettano facilmente la somministrazione dei farmaci, senza contare che, in molti casi, non esistono preparazioni pediatriche e i medicinali non vengono testati sui bambini. Oltre l’80% dei bambini arruolati in sperimentazioni cliniche in Europa negli ultimi dieci anni hanno partecipato a studi PENTA”.
Da qui il ruolo strategico del PENTA, a cui partecipano 80 centri pediatrici in tutta Europa, 4 dei quali in Romania, dove circa 15.000 bambini sono stati infettati dall’ HIV, oltre la metà di tutti i minori europei infetti. “In Romania – aggiunge Giaquinto – sono attualmente in corso degli importanti programmi assistenziali a cui l’Italia da un grosso contributo. In particolare l’associazione Romanian Angel Appeal, in collaborazione la Fondazione Franco Moschino di Milano, coordina una rete di day hospital che seguono oltre 3500 bambini con HIV, in cui si sono create delle équipe multidisciplinari in grado di affrontare in modo globale tutte le problematiche annesse all’infezione pediatrica in Romania”.
“Il lavoro pubblicato su “Lancet” – commenta il dott. Stefano Vella, presidente dell’International Aids Society – è la dimostrazione della qualità dell’impegno dei ricercatori italiani. Il progetto, finanziato e supportato dall’Istituto Superiore di Sanità, segna una grossa presenza italiana nella storia clinica terapeutica dell’Aids. L’Italia, infatti, rispetto alle altre nazioni dell’Occidente, ha sempre avuto molti bambini sieropositivi a causa della presenza massiccia di una popolazione di tossicodipendenti che comprende molte donne. Questo studio – aggiunge Vella – intende tirare le fila di una lunga serie di ricerche sull’Aids pediatrico che hanno permesso all’Italia, e a tutto il mondo, di raggiungere obiettivi importanti. Per esempio, è calato fortemente il numero dei bambini nati sieropositivi, grazie all’uso della terapia antiretrovirale in gravidanza. Nel frattempo è però necessario capire come trattare i bimbi nati finora. Lo studio PENTA vuole essere una guida in questo senso”.
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