Abano Terme, 1 marzo 2002 – Alla prima visita il paziente con epatite C sale sulla bilancia. Poi, in base al peso, lo specialista stabilisce il dosaggio e la durata del trattamento più efficace oggi disponibile, la combinazione di due molecole, peginterferone e ribavirina. La guarigione è possibile, a patto di rispettare la formula “battezzata” 80/80/80. “Significa che per liberarsi dal virus HCV – spiega il prof. Alfredo Alberti, del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Padova e coordinatore scientifico del convegno in corso ad Abano – il paziente deve seguire almeno l’80% della durata del trattamento prescritto, assumendo almeno l’80% della dose complessiva di peginterferone e l’80% delle pillole di ribavirina sulla base delle quantità calcolate in funzione del peso corporeo. Se nel corso della terapia il paziente sviluppa effetti collaterali – continua il prof. Alberti – è necessario ridurre le dosi o accorciare la durata della cura. Se si vogliono ottenere buoni risultati, però, non bisogna mai scendere sotto la soglia dell’80% della terapia inizialmente impostata. Con un’altra formula inoltre si può predire l’esito della terapia già dopo 3 mesi di trattamento: se il paziente risponde molto bene, il medico deve convincerlo a concludere il ciclo di trattamento, monitorando con attenzione eventuali effetti collaterali”. Sono queste le principali novità contenute nelle nuove linee guida per la cura dell’epatite C, presentate oggi al convegno che vede riuniti ad Abano i maggiori epatologi italiani tra cui il prof. Massimo Colombo, direttore della Divisione di Epatologia dell’Ospedale Maggiore di Milano. Nel corso della sessione dedicata all’epatite B, il prof. Colombo ha sottolineato che anche per questa infezione del fegato i ricercatori sono prossimi ad una svolta terapeutica che consentirà di superare la resistenza del virus HBV ai farmaci attualmente disponibili.
In Italia 2 milioni di persone sono colpite dall’HCV (250.000 nel Triveneto) che causa circa il 20% di tutte le epatiti acute, il 70% delle epatiti croniche e il 20-30% dei casi di cirrosi epatica, complicanze responsabili ogni anno della morte di quasi 30.000 italiani. Nel nostro Paese, come in tutta Europa, l’epatite cronica C è la maggiore causa di malattie epatiche e la causa più comune di trapianto di fegato.
Al convegno di Abano – organizzato dalla clinica medica 5 dell’Università di Padova centro di riferimento regionale per le epatiti virali C e B (il direttore, prof. Angelo Gatta, coordina un programma della Regione Veneto su queste patologie) – si è discusso dell’ottimizzazione dell’impiego del nuovo farmaco da poco disponibile, l’interferone pegilato alfa 2b (peginterferone), che rispetto al rimedio tradizionale ha una durata d’azione maggiore, può essere somministrato una sola volta per settimana, e combinato con ribavirina guarisce il 55% dei pazienti (contro il 40%). “Il problema – conclude Alberti – è come usarlo nei diversi sottogruppi di pazienti, differenziando la terapia per chi ha una forma di malattia avanzata oppure lieve, se si tratta di un giovane o di un anziano con altre patologie associate: uno scenario estremamente variegato che obbliga a studiare uno standard di trattamento personalizzabile. In questo senso la nuova formula 80/80/80 è un passo nuovo e importante che ottimizza il rapporto tra efficacia e tollerabilità”.
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- COMUNICATO STAMPA – EPATITE C: UNA TERAPIA ‘PESATA’ PER OGNI PAZIENTE