lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
27 Febbraio 2002

L’EPIDEMIOLOGIA DEL CARCINOMA COLORETTALE

In pratica in Italia ne soffrono 77.5 persone ogni 100.000 abitanti, la frequenza più alta all’interno di 9 Paesi europei (Tab.1). Stando alle proiezioni nel 2005, la popolazione italiana sarà seconda solo a quella spagnola per il tasso d’incremento annuale.


Tabella 1– Casi di cancro colon-rettale in 9 Paesi europei nel 2000 e variazione media annuale nel decennio 1995-2005.

PAESE

INCIDENZA STIMATA NEL 2000

(per 100.000 abitanti)

PROIEZIONE NELLA VARIAZIONE MEDIA NEL 2005 (%)

Belgio/Lussemburgo

53.1

+0.05

Francia

60.6

+2.1

Germania

61.3

+0.1

Italia

77.5

+2.2

Paesi Bassi

51.9

+0.8

Spagna

59.2

+4.8

Svezia

50.2

+0.5

Svizzera

47.4

+0.05

Gran Bretagna

57.6

+1


In Italia ogni anno si manifestano circa 34.000 nuovi casi. I tassi di incidenza, così come quelli di mortalità, variano da regione a regione, ma innanzitutto tra nord e sud del Paese. Nel quinquennio 1988-92, l’incidenza (maschi + femmine) per 100.000 abitanti, nelle città provviste di un Registro Tumori validato è stata la seguente: Torino 125.1 (25/anno), Genova 159.2 (31.8), Varese 124 (25), Trieste 193.5 (38.7), Parma 149.6 (29.9), Firenze 154.4 (30.8), Latina 67.9 (13.6), Ragusa 63.2 (12.6).
I motivi che possono spiegare queste differenze sono da ricercare nell’influenza del regime alimentare. E’ ormai acquisito che una dieta ricca di cereali, fibre, verdure e povera di grassi animali ha un’azione protettiva. Nelle regioni del nord rispetto a quelle del sud, sebbene in questi ultimi tempi le differenze tendono a ridursi sempre più, si consumano più proteine animali e meno fibre: l’utilizzo (grammi/die/capite) dei cereali è di 238 gr rispetto ai 321 del sud; delle proteine animali di 109 rispetto ai 92; dei grassi animali di 121 rispetto ad 84 e delle fibre di 87 rispetto a 106 gr dei sud. Le percentuali di mortalità per cancro del colon retto nelle stesse città, e nello stesso quinquennio, è la seguente: Torino 68.8 (13.7), Genova 87.7 (17.5), Varese 49.1 (9.8), Trieste 99.9 (20), Parma 75.7 (15.1), Firenze 68.6 (13.7), Latina 4.9 (10). Ragusa 47.2 (9.4). Il rapporto tra casi incidenti e tasso di mortalità indica che mediamente ogni anno muore circa il 55% dei pazienti e precisamente tale percentuale, per le stesse città, risulta essere rispettivamente: 54.8, 55.0, 39.2, 51.6, 50.5, 44.4, 73.5, 74 6. Premesso che i Registri Tumori di Latina e Ragusa non possono da soli rappresentare l’intera realtà del centro-sud, le differenze per quanto riguarda la percentuale di mortalità vanno giustificate alla luce della scarsità sia di centri specialistici di oncologia (almeno a quell’epoca) sia per la carenza o, in alcune zone del sud, addirittura per l’assenza di servizi di radioterapia necessari per un adeguato trattamento del carcinoma del retto.

Pur in assenza di dati certi, si ritiene che agli inizi degli anni 90 in Italia non oltre il 35-40% dei pazienti con carcinoma del colon facessero una corretta chemioterapia adiuvante, mentre solo il 10-15% dei pazienti con carcinoma del retto facessero un trattamento adiuvante (radioterapia da sola o associata alla chemioterapia). Oggi tali percentuali sono significativamente aumentate (65-70% per il colon e circa il 50% per il retto) grazie a una maggiore e più convincente quantità di dati derivanti da trial clinici internazionali, a una partecipazione più responsabile da parte dei pazienti stessi e a un’aumentata disponibilità di servizi di oncologia medica, di radioterapia e di nuovi e più efficaci farmaci per il controllo di questo tumore.
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