martedì, 24 novembre 2020
Medinews
15 Gennaio 2002

03 – SINTESI DELL’;INTERVENTO DEL PROF. MICHELE BACCARANI

In Italia, da oltre un anno, è attivo uno studio coordinato dal Gruppo Italiano per lo studio della leucemia mieloide cronica e da Novartis che ha già messo a disposizione Glivec per il paziente italiano. Si tratta, tuttavia, di uno studio sperimentale, sottoposto a leggi rigide e a costrizioni molto severe.
Ora questo farmaco fondamentale per la cura della leucemia mieloide cronica è diventato liberamente accessibile sul mercato italiano, portando una semplificazione delle procedure sia per il medico che lo prescrive sia per il paziente che lo riceve.
Le prospettive immediate sono importanti e riguardano la disponibilità di una nuova arma terapeutica molto ben tollerata, di facile somministrazione (si assume per bocca), che non richiede ricovero, in grado di controllare la malattia in oltre il 90% dei casi.
In tempi medio lunghi (10-15 anni) ci aspettiamo la maturazione di nuovi dati sperimentali insieme, naturalmente, ad una costante riduzione di questa malattia, fino ad arrivare alla sua cancellazione. Sono infatti buone le possibilità che attraverso l’utilizzo di questo nuovo farmaco, la malattia possa essere guarita completamente. Si tratta di stabilire in quale percentuale di pazienti questo potrà avvenire e se la cancellazione sarà stabile.

Rispetto agli standard attuali della terapia per la leucemia mieloide cronica (il trapianto di midollo allogenico e l’interferon), il paziente trattato con Glivec viene sottoposto ad una cura meno ‘costosa’ sotto tutti i punti di vista, e, soprattutto, che non mette in pericolo né la sua qualità di vita né la vita stessa. Rimane da dimostrare se nei tempi medio lunghi l’introduzione di Glivec comporterà anche un vantaggio in termini di durata di vita: la nostra previsione è che questo vantaggio ci sarà.

Le “antiche” terapie per la leucemia mieloide cronica – cioè medicine come Oncocarbide (idroxicarbamide) o Myleran (busulfano), anch’esse ottimamente tollerate e non pericolose per la vita del paziente – non erano in grado di modificare la progressione fatale della malattia dalla fase cronica alla fase blastica e quindi non impedivano al paziente di morire entro qualche anno di leucemia.

Glivec – a mio avviso – è oggi disponibile nel nostro paese con indicazioni terapeutiche relativamente limitate. Come medico mi aspetto quindi che queste indicazioni vengano ampliate, non solo ad altre malattie, quanto a tutte le fasi della leucemia mieloide cronica. È importante, cioè, avere la possibilità di prescrivere questo farmaco a tutti i pazienti, fin dall’esordio della malattia.
L’ indicazione attuale limita infatti l’utilizzo di Glivec solamente a coloro che si trovano in fase accelerata o blastica della malattia, o in fase cronica ma risultino resistenti all’interferon: si tratta di un’indicazione certamente importante ma parziale.
La sperimentazione del Glivec eseguita su scala nazionale nel nostro Paese è stata importante – fatte naturalmente le debite proporzioni – sia sul piano qualitativo che su quello quantitativo come e anche più di quella degli stessi Stati Uniti. Questo perché in Italia esiste una lunga ed antica tradizione di ricerca clinica cooperativa che per questa malattia è concretizzato in un gruppo di studio attivo da oltre 30 anni ed è il Gruppo Italiano per lo studio della leucemia mieloide cronica.



MICHELE BACCARANI È PROFESSORE DI EMATOLOGIA ALL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA E DIRETTORE DELL’ISTITUTO DI EMATOLOGIA E ONCOLOGIA MEDICA “L. E A. SERÀGNOLI” – POLICLINICO S. ORSOLA-MALPIGHI, BOLOGNA

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