mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
13 Giugno 2001

ARTROSI, GLI SCIENZIATI EUROPEI CONFERMANO UN FARMACO ITALIANO BLOCCA I DANNI ALLA CARTILAGINE

Dal congresso dei reumatologi a Praga nuovi studi sottolineano l’efficacia
della glucosamina solfato nel fermare la progressione della malattia. E nel limitare il dolore

L’artrosi è ormai diventata una delle grandi emergenze del nostro tempo: si calcola che colpisca circa il 10% della popolazione. In Italia affligge oltre 5 milioni e mezzo di persone e nella scala di diffusione occupa il secondo posto dopo le malattie dell’apparato cardiocircolatorio, con costi economici e sociali elevatissimi. Negli stadi avanzati della malattia, infatti, il tasso di invalidità è elevato e i pazienti hanno spesso la necessità di ricorrere a un aiuto anche per svolgere le più banali attività quotidiane. Per questo i medici sono sempre più orientati a non sottovalutare il disturbo, considerandolo come un evento inevitabile legato all’avanzare dell’età, ma una patologia da affrontare precocemente con tutte le armi oggi a disposizione.
“E’ indubbia l’importanza di abbinare programmi non farmacologici con programmi farmacologici in caso di necessità – spiega il prof. Roy Altman, reumatologo e direttore della divisione artrosi all’Università di Miami, uno dei quattro esperti che ha partecipato alla stesura delle linee guida sull’artrosi dell’American College of Rheumatology -. L’intervento chirurgico rimane l’ultima soluzione, da attuare solo nel caso di mancata efficacia dei trattamenti farmacologici che si possono suddividere in trattamenti analgesici e antinfiammatori, ai quali va aggiunto un gruppo che include diversi agenti intrarticolari ed altri agenti con un meccanismo d’azione ancora non del tutto chiarito. Ogni malato può ricevere il primo tipo di trattamenti, il secondo o tutti e tre contemporaneamente. “
Oltre agli analgesici e agli antinfiammatori, alcuni pazienti selezionati possono ricevere trattamenti con corticosteroidi intrarticolari o con acido ialuronico. Oggi vi sono altre alternative che assumono un’importanza sempre maggiore tra le possibilità terapeutiche nel campo dell’artrosi, tra cui molecole che forniscono lentamente i loro benefici ma in modo più duraturo.






“ Fra queste si colloca anche la glucosamina solfato – aggiunge il prof. Altman – che ha dimostrato, con i risultati di oltre dieci studi clinici, una significativa superiorità nei confronti del placebo e nessuna differenza sostanziale rispetto agli antinfiammatori nel controllo della sintomatologia.
L’analisi dei risultati dei più recenti studi indica anche un nuovo, importante dato: glucosamina solfato si è dimostrata in grado di esercitare un’azione di modifica favorevole sulle strutture articolari compromesse durante la malattia artrosica. Per questa sua capacità, dunque, glucosamina solfato dovrebbe essere considerata un farmaco da somministrare precocemente nella scala dei trattamenti dell’osteoartrosi.”
“Il controllo dei sintomi, in particolare il dolore e la limitazione funzionale specialmente nel breve periodo, aggiunge il prof. Jean Yves Reginster, il reumatologo autore dello studio pubblicato su Lancet nel gennaio scorso reumatologo dell’Università di Liegi – è stato fino ad oggi lo scopo principale del trattamento dell’osteroartrosi. Un obiettivo raggiunto normalmente con l’uso di farmaci non specifici (analgesici e antinfiammatori non steroidei) o con composti specifici come la glucosamina solfato e altri che possono interferire con alcuni processi della malattia. Grazie al loro meccanismo d’azione i composti ritenuti specifici per l’osteoartrosi dovrebbero essere in grado non solo di modificare il decorso dei sintomi in trattamenti a lungo termine ma anche di influenzare favorevolmente cambiamenti nelle strutture articolari e quindi la progressione della malattia, contrariamente a quanto si è osservato con alcuni Fans che possono anche provocare un peggioramento dell’artrosi.”
Lo studio condotto dal prof. Reginster a Liegi su 212 persone con artrosi del ginocchio cui è stata somministrata glucosamina solfato (1.500 mg. al giorno per tre mesi) ha evidenziato notevoli progressi sia nel controllo dei sintomi dolore e funzionalità che nell’arresto delle lesioni alla cartilagine. Il risultato è stato ora confermato anche dallo studio condotto nella Repubblica ceca dal Reumatologo Karel Pavelka, che ha ottenuto, su 202 pazienti, risultati analoghi. “Glucosamina solfato – conclude Reginster – è il primo e solo farmaco per il quale due studi indipendenti e protratti nel tempo hanno mostrato un vero effetto di modificazione della progressione della patologia nelle osteoartrosi.”
“Questo composto – spiega il prof. Lucio Rovati, farmacologo clinico di Rottapharm – contrariamente ai sintomatici non specifici come gli antinfiammatori non steroidei (Fans) o gli analgesici puri, ha il preciso scopo di interagire con alcuni processi specifici della malattia, influendo favorevolmente sui sintomi e sulla sua progressione. Non a caso l’OARSI (Osteoarthritis Research Society International) e la European Drug Agency (Emea), classificano la glucosamina solfato – unico in questo genere – come Symptom Modifying Drug, cioè farmaco in grado di modificare la struttura nell’osteoartrosi.”
I risultati dell’utilizzo della molecola, frutto della ricerca italiana, sono stati così promettenti da meritare la pubblicazione anche in una recente Cochrane Review, la rivista della prestigiosa associazione Cochrane Collaboration che rappresenta oggi un punto fondamentale per l’intera comunità scientifica.
“I risultati a tre anni ottenuti dai proff. Reginster e Pavelka sono potenzialmente indicativi di un beneficio nel lunghissimo termine (10-15 anni). Questo condurrà sicuramente ad un generale miglioramento della qualità di vita del paziente e probabilmente servirà anche a ritardare interventi importanti quali una sostituzione protesica dell’articolazione – conclude il prof. Rovati – I dati internazionali sull’efficacia e la sicurezza del farmaco sono inoltre tanto promettenti che glucosamina solfato potrebbe essere inserita nelle prossime Linee Guida Americane per la lotta all’artrosi.”
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