sabato, 28 novembre 2020
Medinews
28 Novembre 2001

VOLONTARIATO E INDUSTRIA: INSIEME PER MIGLIORARE STATO SOCIALE E SANITA’

“L’esistenza di soggetti di offerta non-Profit – chiarisce subito Stefano Zamagni, ordinario di Economia politica all’Università di Bologna – è condizione necessaria per scongiurare da un lato il rischio di un paternalismo sanitario, non più tollerato nelle nostre società attuali, dall’altro l’affermazione di un modello sanitario di stampo neo-liberista, che per affermare le ragioni dell’efficienza sacrifica quelle della equità e della solidarietà”. Detto questo, secondo Zamagni “il volontariato sanitario italiano può già da ora essere inserito a tutti gli effetti all’interno del SSN, anche per svolgere funzioni gestionali”. A confermarlo sono i numeri. In Italia sono 2776 le organizzazioni di volontariato inserite nel settore sanitario, pari a circa il 26,4% di tutte le associazioni non-Profit. Una presenza dunque di tutto rispetto, che tuttavia continua ad essere trascurata. Le attività praticate con maggiore frequenza sono: il trasporto di ammalati e il pronto soccorso (20%); l’assistenza sanitaria (17%); l’ascolto dei malati e l’assistenza morale (11%); l’assistenza legale e la tutela dei diritti (3,8%). “Il volontariato sanitario – prosegue Zamagni – è inoltre collegato in modo stretto con gli enti pubblici. Oltre il 50% delle organizzazioni è convenzionato con le strutture del SSN e il 46,5% delle entrate del volontariato sanitario proviene da fondi pubblici. Una tendenza all’integrazione con il SSN che si è andata intensificando nel corso degli ultimi anni, e ciò risulta tanto più vero quanto maggiore è il livello di complessità organizzativa. Un’altra caratteristica di rilievo – conclude l’economista bolognese – è che oltre l’84% dei gruppi di volontariato risulta affiliato a organizzazioni di carattere nazionale, come l’AVIS, ANPAS, Misericordie, ecc.”. In ogni caso il nodo cruciale – sostiene Gian Pietro Leoni, presidente di Farmindustria e di GlaxoSmithkline “la forbice che si prospetta fra esigenze crescenti e diminuite risorse disponibili per la salute e il benessere dei cittadini non può ulteriormente allargarsi. Ma per evitare che questo avvenga – dice Leoni – non è più possibile far conto solamente sulle risorse pubbliche: bisogna utilizzare altre energie, economiche e non solo tali. Secondo dati forniti dal Centro di Formazione del quotidiano Il Sole 24 Ore, l’81% degli italiani si dichiara favorevole ad una responsabilità reale delle imprese rispetto ai problemi sociali. Questo significa che la stragrande maggioranza degli italiani si aspetta (pretende) che le imprese si impegnino nel sociale. Pur essendo un uomo di mercato, che crede quindi nel valore positivo del profitto – aggiunge Leoni – sono convinto, come sostiene l’economista Amartya Sen, Nobel del ’98, che il mercato fiorisce con la libertà, ma la libertà si impoverisce se si abbandonano i cittadini a un destino senza capacità e senza scelta. Per questo è necessario introdurre nella comunità un fattore fondamentale: l’equilibrio sociale, che può essere sostenuto soltanto dal perseguimento di una sostanziale equità sociale. E se questo è l’obiettivo, e il volontariato uno degli strumenti – conclude Leoni – le imprese non possono chiamarsi fuori”.
“Le ONP – afferma Riccardo Bonacina, direttore del settimanale Vita, principale espressione del non–Profit in Italia – sono portatrici di risorse sia in termini finanziari che umani e strumentali, risorse di cui il sistema nel suo complesso è sempre più scarso. All’interno di questo panorama, mi sembra opportuno portare l’attenzione su alcuni aspetti peculiari della raccolta fondi in ambito socio-sanitario: il primo riguarda in generale il concetto di responsabilità sociale dei privati nei confronti dei bisogni della collettività, che diventa ancora più pregnante nel caso di bisogni di salute e di cura.. Il secondo punto riguarda le imprese, che possono trovare in operazioni di marketing legato alla causa, in progetti che perseguono obiettivi di carattere socio-sanitario, l’occasione per incidere in maniera socialmente responsabile all’interno del proprio contesto di riferimento e nei confronti dei propri consumatori, che sono anche gli stessi utenti dei servizi di assistenza socio-sanitaria. In quest’ambito – dice Bonacina – le aziende farmaceutiche potrebbero essere coinvolte in maniera etica e trasparente in operazioni di Fund Raising, acquistando nuova credibilità verso strutture sanitarie e consumatori, in nome di un interesse sociale”.
Secondo Giorgio Fiorentini, Responsabile dell’indirizzo di laurea in Economia delle Aziende non Profit all’Università Bocconi di Milano, “la sussidiarietà fra imprese farmaceutiche e non profit si finalizza a obiettivi di ricerca scientifica, di partenariato per l’efficace funzionalità dei servizi sanitari, di assistenza e di innovazione sanitaria. In sintesi, una sussidiarietà sanitaria in cui l’impresa farmaceutica si assume la responsabilità sociale di organizzare una filiera ‘a dinamismo aziendale reciproco’ e integrata con la non profit per raggiungere risultati di welfare community”. Una partnership che vede l’entrata in gioco anche di altri attori. “La partnership tra pubblico, privato e non profit – dice Federico Falck, presidente di Sodalitas – si afferma sempre più come strumento di politica sociale, che coalizza risorse e competenze complementari per affrontare problemi complessi. L’impegno di un’organizzazione intermediaria come la mia è quindi quello di gettare continui “ponti” tra i diversi attori dell’economia civile – più nello specifico tra il mondo dell’impresa privata e quello del volontariato – per mantenere vitale e ricco questo tessuto di apprendimenti e di esperienze promosse sul territorio. La nostra esperienza ci dice che spesso quello che manca non è la volontà di fare le cose, ma un raccordo, un collegamento tra le varie realtà che si propongono di aiutare gli altri”.
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