giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
7 Giugno 2001

UN FIGLIO SANO MALGRADO L’HIV: A MILANO IL SOGNO E’ GIA’ REALTA’ PER TRECENTO COPPIE

Dall’89 ad oggi nessun caso di infezione con la tecnica della pulizia dello sperma: agli ospedali San Paolo e Sacco, unici centri italiani autorizzati. Sabato un convegno

“Il convegno ‘Essere genitori vivendo con l’Hiv’ – spiega Mauro Moroni, direttore dell’Istituto di Malattie Infettive e Tropicali dell’Università/Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano – nasce dall’esigenza di rispondere alle stimolazioni che ci arrivano quotidianamente dalle persone sieropositive. La voglia di procreazione da parte di coppie in cui uno dei partner (o entrambi) è sieropositivo sta assumendo una dimensione importante: e questo, d’altra parte, c’era da attenderselo, visto che la loro aspettativa di vita è radicalmente cambiata rispetto a 6/7 anni fa. In tutto il mondo occidentale la mortalità si è ridotta di oltre l’80% e le prospettive per il futuro sono soddisfacenti, anche se siamo ancora molto lontani dalla possibilità di eradicare completamente l’infezione”. “L’introduzione di terapie combinate antiretrovirali – aggiunge Enrico Ferrazzi, direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano – ha modificato il periodo di malattia senza sintomi, che oggi è prolungato fino a trenta anni. In sostanza una persona positiva a 29 anni ha una attesa di vita quasi come una persona normale, tenendo conto anche degli avanzamenti progressivi della ricerca biomedica. Le stesse nuove terapie hanno ridotto il rischio di trasmissione della malattia dalla donna gravida Hiv positiva al figlio dal 20% al 2%. Percentuale complessivamente uguale al rischio di malattie congenite che attualmente ha qualunque gravidanza”.
Molti sieropositivi hanno dunque ripreso a progettare la propria esistenza. Soprattutto guardano alla sfera dell’affettività e della sessualità con occhio più fiducioso. Ed è in questo contesto che si pone il problema della procreazione. “Attenzione però – ammonisce Moroni – nel momento in cui cade anche questo tabù e anche la procreazione rientra tra gli eventi possibili per una persona sieropositiva, questo non deve però essere letto come un semaforo verde incondizionato. Le coppie che intendono avere un figlio è bene che non ‘cerchino’ il bambino indipendentemente da ogni controllo e da ogni assistenza. Non si può cioè prescindere dai centri specialistici, gli unici a poter programmare una gravidanza riducendo al massimo il rischio”. Attualmente in Italia possono accedere alla riproduzione assistita le coppie dove solamente il maschio è sieropositivo. “Parlando di riproduzione assistita in pazienti Hiv positivi – afferma Pardi – dobbiamo prima di tutto distinguere tre categorie: maschio sieropositivo – donna sieronegativa; uomo sieronegativo – donna sieropositiva; entrambi i partner sieropositivi. La prima domanda che ci siamo fatti a suo tempo e che abbiamo sottoposto al Comitato etico dell’Ospedale San Paolo, è se tutte tre queste categorie avessero il diritto di accedere alle tecniche di riproduzione assistita, visto che per le ultime due esisteva comunque il rischio di trasmissione verticale del virus. E infatti il Comitato etico si è pronunciato a favore dell’assistenza riproduttiva solo in caso di maschio sieropositivo e donna sieronegativa. Personalmente non ho limitazioni di tipo religioso, però anch’io all’inizio ho avuto parecchi dubbi sull’accordare l’assistenza riproduttiva a questo tipo di coppie. Oggi – prosegue Pardi – devo dire che, alla luce della sensibile modificazione del rischio sia per la trasmissione verticale sia per l’assistenza neonatale, sono più possibilista”. Che fare, dunque? Secondo Pardi per accordare una riproduzione assistita bisognerebbe applicare le stesse procedure delle adozioni. “Una coppia non può liberamente adottare un figlio: va dal giudice minorile e si sottopone ad una valutazione che stabilisce se è idonea all’adozione o meno. Anch’io vorrei avere la possibilità di verificare se una coppia è idonea o meno ad accedere a queste tecniche”.
“Il workshop – dice Rosaria Iardino, Coordinatore del Gita e membro della Commissione nazionale Aids – ha due obiettivi principali: il primo è di aprire il dibattito su un argomento di grande attualità ma estremamente delicato. Un argomento che soprattutto non può essere risolto dal solo punto di vista scientifico, viste le forti implicazioni etiche e morali. E’ vero infatti che oggi chi è sieropositivo sopravvive di più, che ritorna a fare una vita normale, ma è altrettanto vero che per un bambino vivere in una famiglia dove c’è un problema di Aids è molto diverso che crescere in una famiglia dove l’Aids non c’è. Voglio dire: aver riacquistato una maggior aspettativa di vita grazie ai farmaci non è sufficiente per mettere al mondo un figlio, anche perché la possibilità di morire si è ridotta ma è ancora drammaticamente presente, ogni giorno. Bisogna invece tener conto di tutta una serie di problematiche, legate per esempio alla discriminazione a cui il figlio potrà andare incontro. A mio modo di vedere – continua Iardino – il progetto di paternità e di maternità per un uomo o una donna Hiv positivi non può prescindere da un’assunzione di responsabilità maggiore di una coppia sana. Certo nessuno può vietare ad un altro, anche se ha l’Hiv, di avere un figlio: è auspicabile però, per il bambino ma anche per i genitori, che ci sia la possibilità ovunque in Italia di fare un percorso ragionato, guidato e supportato dai centri dove ciò è autorizzato. Il secondo è di riuscire ad esportare la metodica dell’inseminazione da Milano anche a tutte le altre città, non lasciare cioè che solo nel capoluogo lombardo le coppie che desiderano avere un figlio abbiano il supporto medico e psicologico adeguato. Per fare questo è necessaria una proposta di legge, alla cui presentazione stiamo già lavorando”.
Al termine dei lavori verrà infatti costituito un gruppo permanente – di cui faranno parte, oltre a Gita e Anlaids, anche le Associazioni Essere Bambino e Archè – che lavorerà per l’approvazione della legge e per dare tutte le informazioni utili alle persone che intendono affrontare il percorso di maternità o paternità, affinché non vadano in mano a gente poco raccomandabile”.
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