sabato, 31 luglio 2021
Medinews
7 Giugno 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DI ROSARIA IARDINO

Il workshop ha due obiettivi principali: il primo è di aprire il dibattito su un argomento di grande attualità ma estremamente delicato. Un argomento che non può essere cioè risolto dal solo punto di vista scientifico, viste le forti implicazioni etiche e morali. E’ vero infatti che oggi chi è sieropositivo sopravvive di più, è vero che ritorna a fare una vita normale, ma è altrettanto vero che per un bambino vivere in una famiglia dove c’è un problema di Aids è molto diverso che crescere in una famiglia dove l’Aids non c’è. Voglio dire: aver riacquistato una maggior aspettativa di vita grazie ai farmaci non è sufficiente per mettere al mondo un figlio: anche perché la possibilità di morire si è ridotta dell’80% ma è ancora drammaticamente presente, ogni giorno. Bisogna invece tener conto di tutta una serie di problematiche, legate per esempio alla discriminazione a cui il figlio andrà sicuramente incontro, o al fatto di dovergli dire che il padre o la madre, oppure entrambi, sono Hiv positivi. Senza contare che esiste a tutt’oggi un 1/2% di rischio di trasmissione verticale. A mio modo di vedere il progetto di paternità e di maternità per un uomo o una donna Hiv positivi non può prescindere da un’assunzione di responsabilità maggiore di una coppia sana. Certo nessuno può vietare ad un’altra persona, anche se ha l’Hiv, di avere un figlio: è auspicabile però, per il bambino ma anche per i genitori, che ci sia la possibilità ovunque in Italia di fare un percorso ragionato, guidato e supportato dai centri dove ciò è autorizzato. Un percorso, ripeto, che faccia capire che cosa vuol dire essere genitori, provare a immaginarsi che cosa significa per un minore stare in una famiglia dove uno dei due genitori (o entrambi) è Hiv positivo. Il secondo è di riuscire ad esportare la metodica dell’inseminazione da Milano anche a tutte le altre città, non lasciare cioè che solo nel capoluogo lombardo – attualmente negli ospedali Sacco e San Paolo – le coppie che desiderano avere un figlio abbiano il supporto medico e psicologico adeguato. Per fare questo è necessaria una proposta di legge, alla cui presentazione stiamo già lavorando.
Al termine dei lavori verrà costituito un gruppo permanente – di cui faranno parte, oltre a GITA e ANLAIDS, anche le Associazioni ESSERE BAMBINO E ARCHE’ – che lavorerà per l’approvazione della legge e per dare tutte le informazioni utili alle persone che intendono affrontare il percorso di maternità o paternità, affinché non vadano in mano a sciacalli.
Al Congresso abbiamo invitato un rappresentante della Santa Sede: riteniamo infatti importante un confronto dialettico anche con la Chiesa su un argomento che coinvolge la sfera morale oltre che etica ed emotiva.
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