sabato, 28 novembre 2020
Medinews
9 Giugno 2001

L’EPIDEMIOLOGIA DEL CARCINOMA COLORETTALE

I tassi dì incidenza, così come quelli di mortalità, variano da regione a regione, ma innanzitutto tra quelli del nord e quelli del sud. Nel quinquennio 1988-92, l’incidenza (maschi + femmine) per 100.000 abitanti, nelle città provviste di un Registro Tumori validato, è stata la seguente: Torino 125.1 (25/anno), Genova 159.2 (31,8), Varese 124 (25), Trieste 193.5 (38.7), Parma 149.6 (29.9), Firenze 154,4 (30.8), Latina 67.9 (13.6), Ragusa 63.2 (12.6).
I motivi che possono spiegare queste differenze sono da ricercare nell’influenza che ha la dieta nell’insorgenza del CCR. E’ ormai acquisito che una dieta ricca dì cercali, fibre, verdure e povera di grassi animali ha un’azione protettiva ed è altrettanto noto che la dieta delle regioni del nord rispetto a quelle delle regioni del sud, sebbene in questi ultimi tempi le differenze tendono a ridursi sempre più, si caratterizza per un maggior consumo dì proteine animali e minore quantità di fibre: infatti il consumo (grammi/die/capite) dei cereali è di 238 gr rispetto ai 321 del sud; delle proteine animali di 109 rispetto ai 92; dei grassi animali di 121 rispetto ad 84 e delle fibre di 87 rispetto a 106 gr dei sud. Le percentuali di mortalità per CCR nelle stesse città, e nello stesso quinquennio, è la seguente: Torino 68,8 (13.7), Genova 87,7 (17.5), Varese 49,1 (9.8), Trieste 99.9 (20), Parma 75,7 (15.1), Firenze 68,6 (13.7), Latina 49,9 (10). Ragusa 47,2 (9.4). Il rapporto tra casi incidenti e tasso di mortalità indica che mediamente ogni anno muore circa il 55% dei pazienti e precisamente tale percentuale, per le stesse città, sono pari a: 54.8, 55.0, 39.2, 51.6, 50.5, 44.4, 73.5, 74 6. Premesso che ì Registri Tumorí di Latina e Ragusa non possono da soli rappresentare la composita realtà del centro-sud, le differenze per quanto riguarda la percentuale di mortalità vanno giustificate alla luce della scarsità sia di centri specialistici di oncologia (almeno a quell’epoca) sia per la carenza, e in alcune province del sud all’assenza di servizi di radioterapia necessari per una adeguata terapia adiuvante del carcinoma del retto.
Pur in assenza di dati certi, si ritiene che agli inizi degli anni 90 in Italia non oltre il 35-40% dei pazienti con carcinoma del colon facessero una corretta chemioterapia adiuvante, mentre solo il 10-15% dei pazienti con carcinoma del retto facessero un trattamento adiuvante (radioterapia da sola o associata alla chemioterapia). Oggi tali percentuali sono significativamente aumentate (65-70% per il colon e circa il 50% per il retto) e ciò è dovuto sia ad una maggiore e più convincente quantità dei dati derivanti da trial clinici internazionali sia ad una maggiore partecipazione responsabile da parte dei pazienti stessi, non ultimo una maggiore disponibilità di servizi di oncologia medica e di radioterapia e dì nuovi e più efficaci farmaci per il controllo di questo tumore.
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