lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
9 Giugno 2001

CANCRO DEL COLON RETTO, CON L’UFT FINALMENTE DISPONIBILE LA TERAPIA ORALE

“L’UFT – sottolinea il dott. Roberto Labianca, direttore della Divisione di Oncologia Medica degli Ospedali Riuniti di Bergamo – è un farmaco particolarmente rispettoso della qualità di vita del paziente, sia per la minor tossicità che per la possibilità e comodità di trattamento domiciliare. Rappresenta inoltre un passo avanti sostanziale che ci consente di disporre di un’arma in più per i nostri pazienti che potranno così convivere meglio con la malattia”.
Al congresso di Dublino – che rappresenta la massima assise continentale sulla patologia – la nuova terapia orale del cancro al colon è stata accolta con grande entusiasmo; l’essere capaci di trattare la malattia a casa, al lavoro e in vacanza presenta, infatti, indubbi benefici psicologici e pratici per il paziente. Non solo, va anche sottolineata la riduzione degli effetti collaterali, con una minore incidenza di stomatiti e disturbi gastroenterici. Già disponibile in alcuni Paesi europei, l’UFT in Italia è in attesa della definizione della classe di rimborsabilità e del prezzo.

Nel corso del convegno vengono presentati diversi studi tra i quali i risultati di fase III che raffrontano la combinazione orale di UFT e Leucovorin con la terapia standard endovenosa 5-Fluouracile e Leucovorin dimostrando una efficacia identica e un’ottima tollerabilità del regime contenente UFT.
Anche recenti ricerche della European Organization for Research and Treatment of Cancer (EORTC) hanno dimostrato la preferenza della terapia orale UFT rispetto al trattamento endovenoso in pazienti con cancro del colon-retto avanzato.
Uno studio multicentrico randomizzato è stato condotto su 37 pazienti mai trattati prima a cui veniva somministrato, un regime orale di UFT (300 mg/m2/giorno) e LV (90 mg/giorno) per 28 giorni ogni 5 settimane, oppure un trattamento endovena con 5 FU (425 mg/m2/giorno) più LV (20 mg/m2/giorno) per 5 giorni ogni 28 giorni. Al secondo ciclo di trattamento, le terapie sono state invertite da orale a endovena e viceversa. Dopo questo secondo ciclo, l’84% dei pazienti ha preferito continuare la terapia con UFT senza che l’inclusione nel primo o nel secondo ciclo ne abbia influenzato la scelta. “La ragione di questa preferenza è la possibilità di curarsi a casa mantenendo inalterate le attività quotidiane; altre ragioni sono i minori effetti collaterali come stomatiti e diarrea”, spiega il dottor Patrick Schoffski, uno degli sperimentatori.

È importante inoltre sottolineare che la terapia orale con UFT non comporta una perdita in efficacia come dimostrano due studi di fase III (CA 146-011, americano, CA 146-012 europeo con partecipazione anche italiana) in cui i pazienti trattati con UFT hanno presentato stessi tassi di risposta e tempi di sopravvivenza rispetto a quelli con endovena ma con minori effetti collaterali.
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