domenica, 3 maggio 2026
Medinews
30 Novembre 2001

LE POESIE PREMIATE

FOULARDS

Foulards colorati
a righe a fiori
bandane
portavo quell’estate
strette legate
sulla testa spoglia
sui miei pensieri

aquiloni
in preda alle correnti

vedo a volte
per la città
girare
variopinti foulards
in preda alle correnti

risento come allora miei
tutti quei pensieri.

GABRIELLA GIOVANNINI

SALVA COL NOME


Una freccia mi dice:
“salva col nome”,
ma non è il mio nome
che salvo, son segni di storia,
segnali svagati su muffe distratte.
Errore, mi dice, il computer
va in bomba, spengo l’interruttore,
non posso stampare, non posso
salvare, è questo il verdetto?
Di nuovo? Non voglio,
ricomincio daccapo, riprovo,
poi smetto ed aspetto, ancora
la freccia: salva e poi salpa…
Io vado, il video è una lastra,
come un cielo già sazio,
ha ingurgitato così tanto dolore,
per quante orme ho lasciato,
azzardando il mio passo
in parole…
Gli dico che ora sorrido:
scenario già estraneo m’è il cancro;
la paura? Un vocabolo raso
che stride, rimbalza, è fuori dal foglio…
Il tempo? Consueto linguaggio,
sagomato dal caso… ma ben addestrato
al mio tenace riscatto!
Il computer riprende, mi porge
cauto l’ingresso, rientro in memoria
di senso. Devo andare a ritroso,
presto, in archivio, ritrovo un colore,
vestito di suono, ricordo, lo immetto,
io approdo, decifro un pensiero,
lo perdo, è sospeso, s’è invaghito
d’un nulla, è in divieto di sosta…
Io tasto il terreno, le dita ormai fremono,
voglio un arcobaleno, è una caccia al tesoro,
ho lasciato indizi, li seguo, ma la freccia
s ‘incanta di nuovo, il computer non tiene:
è una barca che imbarca già acqua, è pesante…
Io son dentro ad un mare celeste, cavalco quell’onda,
ma il naviglio s’arrende, eppure era certo che fosse
ancorato ad un’alga!
S’inalbera, rompe ogni freno, la riva è lontana,
come un’isola verde, io lotto, ho un brandello di tela,
ancora fidata, la barca che vada, vada sul fondo.
Io seguo il libero moto dei flutti, a che serve
una bussola? Io son la corrente: nord sud,
passato presente, che importa se inseguo
un delfino, una stella, o quel faro lontano…
La parola s’adegua ai segreti che il mare lusinga,
è schiuma, s’increspa di vento, si sgronda d’eterno,
si frantuma e s’inarca, risorge sul volo e
per fingersi lieve, le basta anche un’ala,
che sfiori… disancorate lagune di senso.
Mistero sacro o blasfemo, nulla approda
alla riva che sfugge, la terra ferma è solo un pensiero,
un sospetto, forse un bassorilievo, o profilo del dubbio,
a cui ancora non rassegno il mio segno d’inchiostro.
Ma in fondo, ho stanato, lungo un “file” di storia,
l’aritmia d’un azzurro impulso e per un ardito
sortilegio di coscienza, nella metafora che monto,
scopro finalmente chi sono:
io sono… la freccia che salvo col nome.


ANTONELLA COLETTI
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