venerdì, 4 dicembre 2020
Medinews
18 Luglio 2001

SCREENING E IDENTIFICAZIONE DEL TUMORE

La diagnosi
I modi principali per diagnosticare la malattia sono l’autoesame del seno – con il quale si valutano i cambiamenti del colore della pelle, o della consistenza dei tessuti e modificazioni non usuali – e la mammografia. Questo esame può individuare precocemente il cancro, quando cioè il tumore è troppo piccolo per essere identificato con l’autopalpazione. Gli studi clinici hanno evidenziato che l’impiego della mammografia come strumento di screening diagnostico nelle donne con età superiore ai 50 anni riduce la mortalità per cancro al seno del 20-40%.
La sopravvivenza, dopo la diagnosi e il trattamento, è direttamente correlata allo stadio della malattia e al momento della diagnosi: il 70-80% delle diagnosi di cancro durante lo screening potrebbe avere una buona prognosi.
Ad un primo screening, più del 20% dei cancri potrebbe essere in situ, un ulteriore 20-25% è probabilmente rappresentato da lesioni invasive, e un altro 25% potrebbe essere di tumori tra gli 1 e i 2 cm.
L’esame citologico con ago aspirato è in grado di differenziare le lesioni benigne da quelle maligne nel 95% dei casi. Viene eseguito, in genere, se c’è un nodulo relativamente grande, ben separabile con la palpazione dal resto della mammella. È indolore e si esegue senza anestesia. Quando non ci sono lesioni palpabili raramente si fa uso della ultrasonografia nello screening, che comunque rimane un valido strumento per differenziare cisti e lesioni solide.
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