sabato, 28 novembre 2020
Medinews
11 Dicembre 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. DINO AMADORI

Poiché la maggior parte delle pazienti va in progressione dopo la terapia di 1^ linea e, come previsto dallo studio e a discrezione del medico, può andare incontro al cross over e quindi cambiare farmaco (chi assumeva tamoxifene passa al letrozolo e viceversa), le due curve arrivano a congiungersi. A questo punto le donne che iniziano ad assumere letrozolo, e che prima avevano assunto tamoxifene, vedono aumentare la sopravvivenza proprio grazie all’inibitore dell’aromatasi, mentre quelle che passano a tamoxifene da letrozolo mantengono di fatto la loro precedente linea di sopravvivenza e non hanno alcun beneficio ulteriore. Una volta di più questo dimostra che è il letrozolo a fare la differenza: se le donne non avessero fatto il cross over le curve sarebbero probabilmente andate nella stessa direzione evidenziata fino a 24 mesi e si sarebbe quindi mantenuta la differenza. Un’analisi esplorativa dei risultati, nella quale si è rimosso l’impatto della 2^ linea sulla sopravvivenza, suggerisce infatti che i pazienti trattati con letrozolo avrebbero un vantaggio mediano in termini di sopravvivenza di 12 mesi rispetto a quelle trattate con tamoxifene (42 mesi vs 30 mesi).
Fermo restando il valore del tamoxifene come terapia adiuvante del carcinoma della mammella e anche come terapia nella fase avanzata, la nuova terapia ormonale con inibitori dell’aromatasi, come letrozolo, rappresenta dunque un progresso importante sia in termini di sopravvivenza che di miglioramento della qualità della vita.
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