martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
4 Dicembre 2001

TERAPIA GENICA PER PREVENIRE IL CANCRO CROCE: “NEL 2002 IN ITALIA AVVIO SULL’UOMO”

Il cancro è un processo che sviluppa in tappe diverse. Ognuna di queste comporta una alterazione genica ben precisa. Le cellule, cioè, seguono un percorso definito che può durare anche dieci-quindici-vent’anni prima dell’avvento del tumore. Nel concreto, si tratte di cellule che si alterano e si comportano in modo abnorme, pur funzionando ancora con regolarità. Si tratta delle cosiddette cellule precancerose che sono riconoscibili perché mancano del gene chiamato FHIT (Fragile Histidine Triad Gene), un oncosoppressore, clonato recentemente dal prof. Croce. “Negli esperimenti col topo – spiega il prof. Croce – siamo riusciti, usando un virus come vettore, a iniettare il gene FHIT che distrugge tutte le cellule che non ne sono più provviste, lasciando inalterate le altre. In tal modo ammazziamo tutte le cellule precancerose, prevenendo il loro passaggio a cellule cancerose e quindi l’insorgere del cancro. Si tratta di una tecnica messa a punto nei nostri laboratori di Filadelfia. Il successo nei topi è stato pressoché totale e soprattutto senza effetti collaterali”.
Da qui la decisione di trasferire la sperimentazione sull’uomo. “All’inizio del 2002 presso l’Istituto dei tumori di Milano, dove abbiamo sviluppato una collaborazione col gruppo dei proff. Giorgio Parmiani, Marco Pienotti e Gabriella Sozzi per la prima volta al mondo avvieremo il trattamento su persone colpite da tumori polmonari non resecabili. Pazienti – sottolinea l’oncologo – ormai senza alcuna speranza di cura nei quali inietteremo un virus con il gene FHIT. Siamo convinti di vedere un calo consistente della massa tumorale e l’assenza di effetti collaterali. Se avremo successo – i risultati si potranno già avere entro l’anno – sarà possibile utilizzare la terapia genica non solo a scopo curativo, ma anche (e forse soprattutto) di prevenzione nei confronti delle persone particolarmente a rischio. Per esempio, ad un fumatore accanito che abbia smesso di fumare somministreremo la terapia genica via aerosol per ridurre la probabilità che insorga il cancro. Attraverso la somministrazione via aerosol riusciremo a ridurre il più possibile il numero delle cellule precancerose”. Questa terapia di prevenzione funziona, ovviamente, solo sui tumori cosiddetti FHIT negativi che sono quelli al polmone nell’80% dei casi, dell’esofago (80%), testa (80%), collo (80%), cervice (80%), colon retto (40%), seno (dal 20% al 60%).
L’Italia e gli italiani, dunque, si confermano ai vertici mondiali della ricerca in campo oncologico. L’International Cancer Center di Rovigo, sorto nel 2000 per iniziativa della locale Ulss rappresenta uno dei poli dove ricerca e assistenza sono di primissimo livello. “Spero fortemente che la struttura di Rovigo rappresenti una iniziativa totalmente nuova per la integrazione dell’oncologia di base con la clinica e la terapia – sottolinea il prof. Croce -. Per questo ho accettato con entusiasmo di diventare presidente del Comitato scientifico”. “Rovigo sta diventando un polo oncologico all’avanguardia – spiega Gianni Tessari, direttore generale dell’Ulss 18 -. L’International Cancer Center disporrà di 227 posti letto, uno spazio di 9.000 metri quadrati per servizi clinici e diagnostici, 60 ambulatori, 7 sale operatorie per le degenze e 20 laboratori per la ricerca: tutto ciò reso possibile dal coordinamento e dalla collaborazione fra pubblico e privato. Con grandissima attenzione alle apertura internazionali, come conferma il grosso numero di partecipanti al congresso in programma da domani”.
“Come italiana e rodigina – sottolinea la prof. Maria Grazia Masucci, direttore del Karolinska Institute di Stoccolma e direttore scientifico dell’International Cancer Center – trova la sfida di Rovigo molto stimolante e per questo sono felice di partecipare ai lavori del congresso. Ho curato la sessione dedicata al cancro di origine virale, di cui mi occupo da anni, perché stimiamo che almeno il 15-20% di tutti i tumori siano causati da virus oncogeni. Ed è possibile che un coinvolgimento virale esista anche in molti tipi di tumori di cui attualmente non si conosce la causa”.
Ogni giorno in Italia si ammalano di tumore 720 persone e 432 ne muoiono (30 ogni ora con 18 decessi): si calcola che ogni anno nel nostro Paese vengano colpiti da una neoplasia 270.000 cittadini e che 160.000 siano i decessi. Le proiezioni indicano che nel 2010 saranno 400.000 i casi registrati nell’arco di 12 mesi, più di 1.000 al giorno. Il tumore al polmone – secondo i dati dei Registri Tumori – rappresenta la prima causa di morte negli uomini e, dal 1987, anche nelle donne. In Italia ogni anno si ammalano di questo tipo di cancro oltre 28.000 persone. La sopravvivenza a cinque anni è di 9-10 persone ogni cento. Un terzo di tutti i decessi per cancro è dovuto al tumore al polmone. Il fumo – scontato ribadirlo – rappresenta il primo, gravissimo, fattore di rischio: “Peccato che in Italia si faccia ancora troppo poco contro questo vizio – conclude Croce – soprattutto nei confronti dei giovani e delle donne, che stanno addirittura aumentando, caso quasi unico fra i Paesi occidentali, come numero di fumatrici”.

Ufficio stampa: INTERMEDIA (tel. 030-226105)

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