Medinews
4 Dicembre 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DELLA PROF. MARIA GRAZIA MASUCCI

Il mio lavoro si è interessato soprattutto ai meccanismi che portano alla crescita delle cellule tumorali e all’interazione delle cellule tumorali con il sistema immunitario, cioè di come il sistema immunitario riconosce e controlla la crescita delle cellule tumorali. Il mio obiettivo era ed è tuttora quello di studiare i tumori per poter curare i malati. In questo campo sono stati fatti, durante gli ultimi anni, progressi importanti soprattutto per quanto riguarda la diagnosi e la cura. Per certi tipi di tumori, come per esempio le leucemie infantili, il livello di sopravvivenza è aumentato moltissimo, ovunque. In molti altri casi dove la ricerca non è ancora riuscita a fornirci una spiegazione delle cause del tumore, il perfezionamento della terapia ha portato ad un miglioramento significativo della qualità di vita del paziente.

In questo momento la mia ricerca riguarda soprattutto i meccanismi utilizzati dai virus oncogeni per indurre la crescita di cellule tumorali. I virus, in particolare quelli a DNA, producono proteine che sono in grado di determinare due effetti nelle cellule infettate: fanno in modo che la cellula cominci a dividersi, stimolando la sintesi dei componenti che costituiscono il DNA di cui il virus ha bisogno per potersi replicare. Le cellule rispondono a questo tentativo del virus di riprodursi iniziando una risposta che in termine tecnico si chiama apoptosi, in pratica la cellula infettata si suicida. I virus che causano tumori sono in grado di bloccare questa risposta, la cellula, dunque, non si suicida più e può diventare una cellula tumorale. Il sistema virale che ho studiato piu intensamente è quello del virus di Epstein-Barr (EBV). Questo virus ha la capacità di indurre la crescita incontrollata dei linfociti di tipo B (le cellule che producono anticorpi) e può causare diversi tipi di tumore, in particolare linfomi. Le persone che hanno una risposta immunitaria normale sono in grado di controllare l’infezione da EBV ma in alcuni gruppi di pazienti, come ad esempio i paziente con risposta immunitaria diminuita a causa dell’infezione da HIV, il virus causa linfomi che sono spesso resistenti alle terapie convenzionali.

Il mio gruppo di ricerca si è occupato dello sviluppo di terapie immunologiche per affrontare questo tipo di tumori. Il sistema immunitario normale dell’individuo produce cellule citotossiche “Killers” che uccidono le cellule infettate dal virus. Queste cellule Killer mancano negli individui immunosopressi, La nostra strategia è stata quella di attivare le cellule Killer in vitro per poi somministrarle ai pazienti che ne sono privi. I risultati ottenuti fino ad ora sono molto incoraggianti e questo tipo di terapia si è rivelato privo di effetti collaterali tossici per il paziente.

I tumori causati da virus sono una complicazione relativamente frequente in certi gruppi di pazienti sottoposti a trapianto di midollo. In questi casi il trapianto è l’unica soluzione per il paziente ed è quindi ragionevole accettare il grosso rischio associato a questo tipo di intervento. I nostri studi hanno dimostrato che la somministrazione di cellule Killer derivate dal donatore elimina le cellule infettate dal virus e riduce in maniera altamente significativa l’incidenza di linfomi di origine virale. Questa è un’applicazione pratica e diretta della nostra ricerca che – è ormai un dato dimostrato – funziona. È ragionevole pensare che questo tipo di intervento terapeutico possa funzionare in molti altri casi di infezioni virali che sono coinvolte nell’induzione di altri tipi di tumori, come il tumore del fegato causato dai virus dell’epatite B e C e il cancro del collo dell’utero che è causato da virus che sono simili a quelli che causano le verruche.

La nostra speranza è che questo tipo di approccio possa essere utilizzato anche per curare alcune altre forme di cancro non virali. Nel melanoma, per esempio, dove al momento attuale si esplorano terapie come la vaccinazione, si sono ottenuti risultati incoraggianti che dimostrano come sia possibile indurre nel paziente una risposta immunitaria diretta verso le cellule tumorali stesse. Queste nuove metodiche sono molto interessanti perchè aprono possibilità terapeutiche nuove, anche se a tutt’oggi esistono due limitazioni: la prima, di tipo tecnico, riguarda la difficoltà di produrre queste cellule in grosse quantità; la seconda che vede la necessità di garantire una minore tossicità per i pazienti.

Come Italiana e come Rodigina trovo la sfida dell’International Cancer Center di Rovigo molto stimolante e per questo sono felice di partecipare ai lavori di questo congresso, mettendo a disposizione l’esperienza che ho acquisito in questi anni di vita all’estero. Ho curato la sessione del congresso dedicata ai tumori di origine virale non solo perché rispecchia direttamente il mio lavoro, ma anche e soprattutto perché questo gruppo di tumori rappresenta un problema significativo a livello epidemiologico. Attualmente si stima che i virus oncogeni causino al 15- 20% di tutti i tumori. Alcuni di questi tumori sono particolarmente diffusi in certe parti del mondo come il linfoma di Burkitt in Africa ed il carcinoma naso-faringeo nel Sud-Est Asiatico che sono entrambi associati all’infezione del virus di Epstein-Barr. Altri tipi di tumori si riscontrano in tutto il modo come per esempio i carcinomi del fegato e quelli della cervice uterina. È possibile che un coinvolgimento virale esista anche in molti tipi di tumori di cui attualmente non si conosce la causa. Per esempio solo pochi anni fu scoperto che il sarcoma di Kaposi, che è un tumore relativamente comune nel sud dell’Italia e nell’area intorno al Mediterraneo è causato da un virus molto simile al virus di Epstein-Barr.

Il congresso di Rovigo sottolinea l’importanza dell’approccio denominato ‘translational research’, cioè l’applicazione sul malato delle ipotesi fornita dalla ricerca, vera frontiera dell’oncologia. I tempi fra le scoperte scientifiche e l’applicazione pratica per la diagnosi e la cura del malato si stanno sempre più accorciando: questo significa che i nostri laboratori di ricerca, in fondo, sono sempre meno isolati, sempre più vicini alle reali esigenze dei pazienti.

Un campo di ricerca oncologica di grande interesse al momento attuale è l’angiogenesi tumorale che studia come sia possibile modulare l’apporto di sangue al tumore modificandone le capacità di indurre la produzione di vasi sanguigni e di mantenere il proprio nutrimento. Particolarmente interessanti sono anche gli sviluppi diagnostici che sono stati resi possibili dal progetto HUGO che ha portato alla lettura completa del DNA umano. Attraverso queste conoscenze si stanno sviluppando nuove metodiche per la tipizzazione delle cellule tumorali che ci permetteranno di capire quali programmi di crescita o di inibizione della crescita sono attivati in ogni tipo di tumore e quindi disegnare una terapia mirata. L’approccio “farmacogenomico” è anche molto importante: ci si è resi conto che l’efficacia dei farmaci utilizzati secondo schemi tradizionali varia in maniera drammatica a seconda dell’individuo. L’identificazione di queste differenze individuali ci permetterà di decidere quali siano i farmaci migliori e di programmare in maniera razionale in che dosi somministrare la terapia ai singoli pazienti. Questo è particolarmente importante per i pazienti con tumore, poiché i farmaci anticancro anche se salvano la vita spesso hanno a volte effetti collaterali terribili. Eliminare la tossicità di questi chemioterapici, anche solo parzialmente, rappresenta una grossa conquista.
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